Una via di mezzo tra la psichedelia di Twink e il post-rock, con qualche accenno ai Pink Floyd più evocativi che sfocia in derive quasi ambient. Il secondo disco degli Unmade Bed di Lorenzo Gambacorta, Matteo Magrini e Vincenzo Zingaro è un passaggio ambizioso. A partire da quella registrazione binaurale che ha permesso di fissare il materiale su disco (per tutti i dettagli tecnici ed un'eloquente dimostrazione vi rimandiamo a questo link) fino ad arrivare alla struttura stessa dell'opera, sorta di concept a sfondo immaginifico-fiabesco diviso in cinque movimenti.
Brani che si accavallano, si fondono, si inseguono, azzerando i limiti fisici della forma canzone in favore di un fluire in crescendo, onirico e volutamente poco circoscrivibile. Quel che conta è il risultato finale e nel caso di Mornaite Muntide non si rimane delusi. Grazie a un suono in cui il mezzo tecnico (una tipologia di registrazione che mantiene vivi anche i dettagli meno evidenti) entra direttamente in rapporto con la creatività dei musicisti e il sentire di chi ascolta (a proposito, munitevi di cuffie). Un senso di torpore lisergico che rimanda indirettamente a guru del genere come Jennifer Gentle e Slumberwood.
(6.9/10)
Scheda: Unmade bed
Pubblicazione: 16 Giugno 2011
File under: psichedelia
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