Due cose ci fanno preferire Fabio Orsi nel marasma di field-recorders/neo-ambient rockers/post-kraut corrieri cosmici e quant’altro.
In primo luogo la capacità innegabile di elaborare architetture complesse ed evocative, coinvolgenti e trascinanti con pochissimi elementi di base: un beat, un loop, una sensazione o una suggestione (spesso anche extra-musicale) che prendono il loro tempo per crescere a dismisura, montando come maree, increspandosi o facendosi flutti rovinosi. Divenendo un magma in cui però gli elementi di partenza, pur trasfigurati nell’insieme, restano sempre ben riconoscibili.
Poi, la extra-territorialità del proprio suono. Orsi è uomo del sud trapiantato a Berlino, la nuova capitale della Mitteleuropa musicale. E questa bipolarità apparentemente contrastante sembra invece rappresentare il suo punto di forza. Difficile affermare che i cinque Loipe privi di titolo in cui è suddiviso l’esordio per Boring Machines – sempre in tattile cartonato impreziosito dai fotogrammi in b/n dello stesso Orsi – non siano gelidi nel loro robotico incedere o stranianti nelle spire ipnotiche che li costituiscono. C’è però un senso di latente calore, come di un suono materico, che pervade le (tr)ascendenti visioni del tarantino. Come se qualcosa dei field recordings e delle textures psicogeografiche degli esordi sia giocoforza tracimato nella nuova incarnazione con la quale Orsi si presenta da qualche disco a questa parte. E cioè, un kraut dal gusto retrofuturista, cosmico e minimale come solo i corrieri teutonici hanno saputo essere, ma privo di quel senso pop che tanti ipnagogici d’ultima generazione danno a vedere.
Wo Ist Behle diviene così una delle migliori prove di Orsi. Un perfetto bilanciamento tra le anime, rurale e urbana, isolazionista e cosmica, che lo caratterizzano come uno dei migliori artisti sulla piazza mondiale.
(7.5/10)
Scheda: Fabio Orsi
Pubblicazione: 31 Maggio 2011
File under: avant-kraut
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