Recensione
Sleepworks Khale
Cover image
ambient pop Voti redazione e staff

Khale

Sleepworks

Own Records

Tutto già fatto, tutto già sentito. I Khale sono una creatura nata dalla volontà del songwriter Kael Smith, che nel 2006 a Denver, Colorado, avendo scritto una manciata di buone canzoni, decise di volerle assolutamente incidere su disco facendosi aiutare da Matt Herron e Jme White. I tre diventarono subito una vera e propria band, ed è proprio dalla loro comunione d’intenti che prende vita l’esordio Sleepworks. È un mood malinconico e intimista di puro stampo cantautorale (chitarra acustica e piano) a rappresentare l’impalcatura stilistica di tutte e dieci le canzoni che compongono l’album. Ma ad esso vanno a sovrapporsi, ora opacizzandolo soffusamente, ora impreziosendolo di colori pastello, cascate di coriandoli digitali. Immaginatevi gli American Football o gli Owen – entrambe creature di Mike Kinsella – filtrare con i Notwist, i Dntel o gli Efterklang. Melodie al limite della narcolessia sporcate da laptop, glitch, e tastiere in sospensione. Tutto svolto in maniera impeccabile, ma decisamente fuori tempo massimo. Da segnalare però i buoni risultati raggiunti da una scrittura molto sentita e personale, seppur relativamente derivativa, in canzoni come The Living Desert, Caldas e Wild To See, tutte intrise di crepuscolare nostalgia. Per chi non riuscisse ancora a distaccarsi da certe siffatte sonorità, Sleepwork potrebbe rappresentare sicuramente un ottimo album. Per gli altri: tutto già fatto, tutto già sentito.

(5.8/10)

Scheda: Khale

Pubblicazione: 24 Maggio 2008

File under: ambient pop

| Archivio
Andrea Provinciali
Andrea Provinciali (Album 2008)

copertina pdf #91