Si dice che i Black Lips abbiano deciso di avvalersi dei servigi di Mark Ronson dopo averne apprezzato il lavoro svolto su Back To Black di Amy Winehouse; da qui la scelta per il loro sesto album, di un produttore à la page ma filologicamente accorto.
Serebbe fin troppo facile, a questo punto, constatare l'approccio più edulcorato del quartetto, valutarne l'esaltazione dell'impatto pop a discapito della scelleratezza e dell'imprevedibilita degli esordi. Considerazioni tutto sommato valide che però non tengono conto del fatto che i Black Lips, avevano già da tempo mitigato il loro furente impatto sonoro, fino a dimostrarsi un formidabile juke box 60s il cui canzoniere è equamente distribuito fra jangle pop caracollante, weird garage, affascinanti novelty song psichedeliche che sembrano uscite da qualche volume di Nuggets, e furioso rock'n'roll.
Questa volta il loro Nuggets lo hanno scritto davvero. Arabia Mountain è uno zibaldone 60s a cui una produzione oculata (attenta anche a non ripulire del tutto il sound, visto che dopotutto il lo-fi fa tendenza) dona una meritata policromia che ne accentua l'eterogeneità. Per il resto quella di Ronson resta pura testimonianza, buona a far guadagnare al combo qualche passaggio pubblicitario in più, ma che tutto sommato non ne accelera il processo di normalizzazione.
I Lips restano interpreti di quel languore ingenuo per un immaginario sixties mitizzato attraverso le epoche, che qui prende la foggia del paisley di Spider's Curse, della psichedelia immaginifica di Mad Dog e Mr.Driver, dello skiffle assolato di Bone Marrow nonchè dello sgangherato assalto power pop di Raw Meat, dumb song ramonesiana, con un sorriso ebete stampato sul volto, che costituisce, in fin dei conti, il maggior elemento di discontinuità dal passato. Sedici tracce dal feroce appeal pop, che mettono in scena quell'universo delineato nei cinque album precedenti, proiettandolo, finalmente, in technicolor.
(6.9/10)
Scheda: Black Lips
Pubblicazione: 02 Giugno 2011
File under: garage pop
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