Esordio potente e visionario per le nuove stelline di Kranky Records. Gli Implodes arrivano da Chicago, con una classica lineup a quattro costruita intorno ai chitarristi Matt Jencik e Ken Camden, con quest’ultimo già fattosi notare l’anno scorso proprio su Kranky, con il disco solista intitolato Lethargy & Repercussions. Le coordinate su cui si muoveva Camden in proprio, ovvero krautrock classico e dronemusic tra le più estatiche trova soltanto parzialmente una sua eco tra le spire spesse e metalliche degli Implodes che al contrario piegano ogni cosa sotto uno spesso umore di tenebra.
Black Earth è un disco dotato di un fascino scuro ed arcano che poggia le sue fondamenta su un mix molto abile e furbo. Da un lato, più che fare bieco citazionismo, prende in prestito in toto la lezione black metal con il taglio metallico e acido delle chitarre e le voci ridotte al rango di rantoli riverberati. I brani rimangono sempre sufficientemente melodici per non superare mai davvero la linea di confine, ma tutto questo aggiunto al piglio tribaloide delle ritmiche e alle incursioni insistenti su una drone music apocalittica e nerissima traghettano la musica in un terrirorio che sembra stato battutto già milioni di volte eppure mai con questa efficacia.
Qui dentro c’è del post rock mischiato Current 93/Death In June (i mormorii sinistri e tenebrosi su Screech Owl, Song for Fucking Damon II, Hands on the Rail); acid folk da apocalisse (l’iniziale Open The Door, Oxblood, Experiential Report); metal-grunge (la micidiale Marker o la malinconica Meadowslands); dark ambient virata kraut (White Window, Wendy, Down Time). Tutto concorre alla descrizione meticolosa di questa terrifica terra di mezzo del nero. Non sarà un viaggio indolore, ma finalmente i teenagers del 2011 che non si arrendono all’emo hanno trovato una colonna sonora adeguata ai loro tempi.
(7.5/10)
Scheda: Implodes
Pubblicazione: 09 Maggio 2011
File under: Heavy drone buzz
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