Recensione
The Eyes Of The Fly Jookabox
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lo-fi hip-hop Voti redazione e staff

Jookabox

The Eyes Of The Fly

Asthmatic Kitty Records

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Che il quattro venga da sé lo dice uno dei proverbi più affidabili sulla piazza. Il cinque invece è notoriamente più precario. Quello scellerato mattacchione di Moose Adamson deve pensarla più o meno così, dal momento che ha accompagnato l'annuncio del quarto album dei suoi Jookabox con la notizia del loro scioglimento. Canto del cigno inatteso dunque, ma assolutamente degno dei predecessori, tanto spasmodico e vitale da compensare il rammarico con qualche fondata speranza nel nuovo progetto solista di Adamson dietro moniker DMA.

Dieci tracce per una mezz'ora tra le più schizoidi sulla piazza, questo The Eyes Of The Fly. Titolo attinente, non tanto per le ossessioni kafkiane che riverbera quanto per il senso di frammentazione visiva, di sguardo che scassa, fracassa, disarticola e ricompone con l'ingegno gioioso e selvatico d'un bimbo che si crede un freak (e viceversa). Regressione sonora consapevole, più beffarda che dissacrante, liberatoria perché reclama libertà espressiva - appunto - a partire dalle radici folk e blues su cui poggia, per poi scodinzolare spedita tra imponderabili ipotesi hip-hop, psuedo-tribali e lo-fi. Obiettivo? Sparigliare le tessere del puzzle per comporre un'immagine paranoica del sensibile quotidiano, alla ricerca genialoide e un po' disperata della combinazione inaudita, quella cioè capace di perturbare le certezze, scuotere i sedimenti, oppure solo di operare una chirurgica distrazione dal consueto (dal reale).

Viene sì da pensare alle farse alienate di David Thomas, alle stravaganze acute del primo Beck, all'estrosità goliardica dei Camper Van Beethoven, al dadaismo insidioso dei Residents, così come al post-black eterogeneo dei Tv On The Radio e all'estrosità burrascosa di Jon Spencer: in ogni caso, qui tutto accade entro un'aura da b-movie fumettistico e cazzone, con l'obiettivo d'un divertimento sì delirante e fors'anche malsano, ma tutto sommato abbastanza piacionesco, tipo dei Gorillaz meno fighetti e più facinorosi. La filastrocca ipnotica di Cold Solution ed il piglio febbrile di FF rappresentano un po' gli estremi stilistici del discorso, il cui apice coincide col formidabile pasticcio della title track, visionaria stratificazione di surf, country-folk, hip-hop e psych in un brodo di trafelata frenesia.

(7.1/10)

Scheda: Jookabox

Pubblicazione: 16 Maggio 2011

File under: lo-fi hip-hop

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