Un maestro appassionato quale è stato Tiziano Terzani avrebbe meritato ben altro film sulla sua avventurosa vita. Giornalista e inviato speciale per testate quali Der Spiegel, Il Giorno e poi Il Corriere della Sera e Repubblica, testimone di avvenimenti chiave del Novecento, tra Cina, Giappone, Vietnam e Asia, autore di numerosi libri, instancabile testimonial della spiritualità non banale e mercificata negli ultimi anni della sua vita.
Scopre di essere malato e chiama il figlio Folco, a cui vuole raccontare di sé e dare un senso a quella fase conclusiva. “Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi rincresce solo che non potrò scriverne”. E ancora: “Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso”. La malattia come ultimo mondo da esplorare quindi. Dall’incontro con il figlio Folco, documentarista, è nato il libro postumo,uscito nel 2006, che dà il titolo al film.
Film tedesco in coproduzione, con Bruno Ganz nella parte del protagonista e il nostro Elio Germano come Folco, La fine è il mio inizio sceglie di concentrarsi esclusivamente sugli ultimi momenti di Terzani, escludendo i succosi aneddoti del passato presenti nel libro, e diventando, complice il vero Folco alla sceneggiatura, più un affare di famiglia (privato) che altro. Spiace rimarcare l’esito modesto del film a fronte di tanto materiale su cui lavorare. La fine è il mio inizio resta allora un prodotto puramente calligrafico, più tv movie che film vero è proprio, in cui molto raramente si avvertono i guizzi della persona che lo ha ispirato. Una cartolina oleografica in cui l’Oriente è stereotipato, le campagne toscane anche secondo copione, il vecchio Terzani al di là della simpatia umana non colpisce più di tanto… peccato davvero per chi, come nel caso di chi scrive, ha molto amato l’uomo...
“Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte”.
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