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Mauro Pelosi Mauro Pelosi
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cantautore, pop Voti redazione e staff

Mauro Pelosi

Mauro Pelosi

Polydor

Mauro Pelosi è uno di quei cantautori rimasti vittima delle etichette del proprio tempo - si pensi similmente a Lolli o Sorrenti, due che difficilmente sono stati valutati artisticamente al di fuori del loro preciso raggio di genere. Pelosi rimane, in chi ne ha memoria, un cantautore prog, un autore romano degli anni '70 che scriveva canzoni e che, essendo lontano dalla cerchia del folk-studio e dell'impegno politico strettamente inteso, naturalmente non poteva che essere esponente dell'altra faccia di quel decennio. Nulla di più sbagliato, perchè se è vero che Pelosi dagli anni '70 non è mai uscito, vero è anche che i suoi quattro album, sapientemente distribuiti tra il 1972 (La stagione per morire) e il 1979 (Il signore dei gatti) sono espressione di una forma autorale più profonda, strutturalmente legata in modo massiccio alla classicità del cantautorato italiano, più vicina al Venditti di L'orso bruno che al Banco del mutuo soccorso di Darwin.

Nel '77 esce con Polydor il suo disco omonimo, il terzo: destinato a diventare il più completo, intimo e rappresentativo della discografia di Pelosi: musicalmente stratificato, orchestrato e pop mentre nei testi più che mai urgente di quella scrittura psicoanalitica rivolta ugualmente al personale e al sociale. Dopo un disco d'esordio quasi concept sul suicidio, e un secondo lavoro di non distante respiro, un album omonimo non può che consacrare le venature tristi di una scrittura che è drammatico emblema di forme di solitudine differenti. Con una raffinatezza descrittiva e una perizia evocativa rare vengono così a galla le storie di Claudio & Francesco, una coppia di omosessuali alle prese con il difficile quotidiano ("abbiamo portato Freud dallo sfasciacarrozze e ora viviamo insieme") o quella dei bombaroli di Alle 4 di mattina, a presentare un tema che nello stesso anno De André affronterà nel suo Storia di un impiegato

Protagonista è, su tutto, Pelosi stesso, a sottolineare con decisione l'omonimia tra autore e LP: al centro c'è il simbolo, l'oggetto che nasconde il concetto, il fenomeno che ha in sé il noumeno. La bottiglia ma soprattutto La lecca lecca d'oro, anche primo 7'', che dietro alla facciata pop completamente riuscita nasconde la rappresentazione dell'amore perfetto finalmente trovato che non sopravvive però al dolore della perdita di un legame imperfetto ma sincero. Pelosi è a tutti gli effetti quello che l'inconografia culturale del '900 definirebbe prima come Maudit e poi, a specchio dei tempi, come Loser, a sottolinearlo sono i due pezzi attorno a cui il disco pare ruotare: Una casa piena di stracci e Ho fatto la cacca, accomunati da una coda di certa derivazione prog non distante da alcuni brani degli Osanna. Due pezzi di nichilismo disperato, meno velato nel primo e sottolineato dal sarcasmo del secondo. 

Arrangiato in modo magistrale da Pinuccio Pierazzoli, l'album vede la partecipazione di Edoardo Bennato all'armonica a bocca in L'investimento e di Ricky Belloni (New Trolls) alle chitarre. Un disco che naturalmente vendette ben poco, per un artista che oggi è su cd solo per metà, in cofanetti che raccolgono classici dell'italian prog. In epoca di rivalutazioni sarebbe bello cercare di andare oltre, uscire dai generi e riscoprire il valore di un autore dalla penna e dal sound tanto connotati quanto incisivi e dai caratteri compositivi non difficili da ritrovare in alcuni progetti d'oggi (ManzOni, Iosonouncane...).

(7.7/10)

Scheda: Mauro Pelosi

Pubblicazione: 02 Maggio 2011

File under: cantautore, pop

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Giulia Cavaliere

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