Recensione
GB City Bass Drum Of Death
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Fuzz & noise Voti redazione e staff

Bass Drum Of Death

GB City

Fat Possum

I Bass Drum Of Death sono due tangheri del Mississipi, proprio i due buzzurri che vedete ritratti in copertina avvolti da una nube di fumo. Non fanno stoner, ma non di meno amano tormentare i propri strumenti (che sono, appunto, chitarra e batteria) senza preoccuparsi troppo: A) del volume a cui lo fanno B) della perizia tecnica che impiegano nel farlo.

Mai come in questo caso quello che conta è cacare fuori dagli ampli il più selvaggio e purulento garage punk. Chiamatela urgenza o fregola distruttiva, quel che è certo è che nel loro caso si accompagna al gusto di sminuzzare blues e mersey beat gettandoli nel tritatutto elettrico, in un ponte immaginario fra le due sponde dell'oceano, che poi rappresenta la loro peculiare cifra stilistica.

Mente (diciamo così) del progetto è John Barrett, quello spiritato sulla destra, ex impiegato alla Fat Possum, che ha registrato l'album contando solo su un microfono USB. GB City è un disco che esprime tre o quattro concetti in modo rozzo ma con una chiarezza che non ha rivali, proprio quello che ci si potrebbe aspettare da questi Jay e Silent Bob prestati alla musica.

Ecco allora che Nerve Jammin parte con un riff saturo e arrembante che ricorda quello di New Rose dei Damned, prima di aprirsi in uno sgangherato coretto surf; la titletrack invece è puro 60s beat incrociato con grezzo e sferragliante rock'n'roll. Di certo non fanno difetto nel trovare la melodia azzeccata e ad avvolgerla costantemente in una fitta nube di fuzz, proprio come nei Kinks scartavertrati di Young Pros, nella filastrocca '77 di High School Roaches. Nelle lente e allucinate trame di Spare Room e Leaves, emerge poi la loro anima detroitiana e l'effetto delle droghe inizia sentirsi pesantemente.

E' con dischi come questo che la Fat Possum, dopo excursus nel pop con gente come Smith Westerns e Yuck, ritorna a giocare sul terreno che le è più congeniale: garage rock, blues e pattume assortito e che Dio l'abbia in gloria per questo.

(7.0/10)

Pubblicazione: 04 Maggio 2011

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Diego Ballani
Diego Ballani (Album 2011)

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