Voce acida, quasi psichedelica, note evanescenti, fluttuanti fino a farsi perdere. Jeremy Jay si presenta così: il suo EP di debutto, pubblicato nel novembre scorso dalla K Records, è un apprezzabile omaggio al suono inglese degli anni ’80. Sintetizzatori, atmosfere dark ipnotiche ed echeggianti, il giovane polistrumentista californiano alterna alla perfezione chitarre languide a bassi con corde davvero “spesse” (marchio di fabbrica di un certo suono datato due decenni fa), sino a tastiere elementari cadenzate, quasi meccaniche. Airwalker, singolo eletto, è anche l’unica traccia a godere d’individualità staccandosi dallo “scuro” marchio di fabbrica che caratterizza l’opera. “What's in the air when you're walking on air? Where can we go when the lights are low?” è il fresco leitmotiv che, accompagnato da un leggero impasto di chitarra minimale, basso appena pizzicato, piatti e cassa accarezzati e sintetizzatore squillante, s’impadronirà di voi molto facilmente. Le successive 4 tracce contengono tutt’altri ingredienti. Tastiere acute e gravi che s’incupiscono affiancate alle linee di basso. Un tributo ai Siouxsie and the Banshees: una degna cover di Lunar Camel, ed un sentore di “mondo nascosto”, costruito su misura, nel quale Jeremy c’introduce da We Stay Out Here in poi. A “casa “ sua, alla K Records, dicono di suoni come “Twin Peaks che incontra Julie Cruise che s’imbatte nel Soul-R&b”… Non scomodando Badalamenti ne’ mostri sacri della musica che fu, Airwalker è più semplicemente una mosca al naso, così come Jeremy Jayun “buon proposito”.
(6.5/10)
Scheda: Jeremy Jay
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