Recensione spot
Afrodiaspora Susana Baca
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etnica Voti redazione e staff

Susana Baca

Afrodiaspora

Luaka Bop

Ne ha fatta di strada dal suo Peru, Susana Baca. Senza fretta ma con costanza, si è imposta a fianco di Cesaria Evora e Omara Portuondo nell’alveo delle “dive” di quella che per comodità noi occidentali seguitiamo a chiamare world music. Dimenticando che, in fondo, è una questione di prospettiva, di processi storici che non ci fa onore ricordare ma che si devono tenere ben presenti, più che mai in questi anni di massicce migrazioni “moderne”.

Un tassello di pregio e passione lo sistema nel dibattito Afrodiaspora, per il quale la Baca si è immersa nelle diverse tradizioni del suo continente sconfinando fino a Cuba, allo scopo di tracciare una mappa sonora che le ricongiungesse alla comune origine. Al forzato abbandono dal continente africano esplicitato nel titolo e nel rifarsi alla musica sparsa per il continente americano dagli schiavi; che, trapiantata altrove, ha assunto nel tempo forme diverse ma simili.

Che siano la sensuale cumbia Detras De La Puerta o una Que Bonito Tu Vestido con tanto di gustosa citazione de La Bamba, l’omaggio a Celia Cruz Baho Kende/Palo Mayimbe o la tesa però lieve Reina de Africa, il significato ultimo è nel senso di malinconico riscatto “a posteriori” che affiora in un’ora scarsa, i cui estremi stanno nelle corde tristi di Bendìceme e nel piroettare di Plena Y Bomba e il culmine nella ripresa di Hey Pocky Way. Prelevata dalle leggende funk Meters e gemma di quella New Orleans che resta tuttora un esempio di melting pot. Sofferto e sofferente da suggerire che, a un certo punto, non sia più questione di musica, ma di vita.

(7.4/10)

Scheda: Susana Baca

Pubblicazione: 12 Maggio 2011

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2011)

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