Recensione
Trump Harm 31Knots
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art-pop Voti redazione e staff

31Knots

Trump Harm

Polyvinyl Records

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È una carriera lunga e purtroppo sottovalutata quella dei 31Knots. Giunti al settimo album, senza contare mini ed ep, i tre da Portland sembrano tutto tranne che appagati dal fare musica. Sia in termini generali (di successo e/o riconoscimento, oltre la nicchia, se ne è visto poco) che personali, vista la verve con la quale affrontano ogni esperienza discografica. Cosa quest’ultima che li spinge avanti incoscienti e menefreghisti al punto da metter su l’ennesimo album strambo, spigoloso, coraggioso e, diciamolo, completamente “fuori moda”, se la definizione ha un senso.

Cosa quest’ultima da considerarsi un grandissimo complimento poichè evita la standardizzazione della proposta e sta a significare che il chitarrista Joe Haege (sfaccettato leader visto ultimamente coi fantastici Tu Fawning, coi Menomena, autore di soundtrack e anche attore in film indipendenti), il bassista Jay Winebrenner e il batterista Jay Pellicci hanno un progetto ben chiaro in mente e sono pronti a seguirlo fino in fondo e a qualsiasi costo.

Su pentagramma, ciò si traduce nei 10 brani di Trump Harm, dall’appeal avanguardisticamente pop per come sono sospesi tra sperimentazione “rock” e accondiscendenza popular. Roba in grado di solleticare i palati degli indie-kids meno dozzinali e attenti alle evoluzioni sperimentali del trittico rock chitarra-basso-batteria: che siano i cambi di tempo scavezzacollo dell’iniziale Onanist’s Vacation o l’indie-rock umorale di Middle Ages, le aperture teatrali post-wave di Egg On My Face o lo stranito e weird horror-show di Love In The Mean Of Heat, i 31Knots vanno costruendo un suono che è suggestione e originalità. Alla faccia del fuori moda.

(7.2/10)

Scheda: 31Knots

Pubblicazione: 02 Maggio 2011

File under: art-pop

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