Recensione
La Place Demon Tied & Tickled Trio
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Jazz Voti redazione e staff

Tied & Tickled Trio

La Place Demon

Morr Music

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Si sa che The Notwist, 13 & God e Tied & Tickled Trio sono le facce principali dell'Archer pensiero in musica, tre lati di una magmatica sonora fatta di parentesi, mosse di lato e piroette all'indietro, tre progetti che coabitano senza scadenze temporali precise e s'attivano al manifestarsi delle giuste occasioni. Quest'anno la compagine ha già sfornato Own your ghost, la solita operazione di indie-hop made in Anticon a nome 13 & God, e oggi approda a questo affascinante La Place Demon. Dopo il lavoro di elettronica minimale di due anni orsono(quell'Aelita commissionato dal festival di Hausmusik a Monaco ispirato ai sogni dei fantascenziati del Novecento), ritroviamo il combo in piena fregola jazz con il solito quartetto base (con Casper Brandner e Andreas Gerth), un contorno di 11 musicisti (tra cui Johannes Enders e Carl Oesterhelt) e un batterista d'eccezione, Billy Hart.

Hart, settanta primavere appena compiute, più di seicento album incisi (e collaborazioni di lungo corso con Herbie Hancock e Stan Getz), è ça va sans dire lo starter della nuova esperienza: cofirmatario delle tracce e dell'album, il lavoro è stato disegnato attorno all'uomo, la scusa ideale per unire svariate generazioni attorno a un prisma jazz senza barriere di stili e contaminazioni. Il batterista è pure la ragione del ritorno al paradigma dell'esperimento dentro l'esperimento di Observing Systems, album dei TTT del 2004 il cui approccio ritorna con i suoi riferimenti (Gil Evans, Sam Rivers, John Coltrane, Freddie Hubbard, Herbie Hancock, Miles Davis, Ronald Kirk e Sun Ra), periodi storici prediletti (l'incrocio 60s e 70s) e strategie d'inserto elettronico (in particolare per gli strumenti a fiato).

Eccessiva calligrafia e devozione sono i classici difetti di operazioni del genere ed il progetto non ne è mai stato immune, eppure quando in Le Place Demon il drumming scuro di Hart si dilegua nella cosmo-delia firmata Sun Ra (The End Is The Same As The Beginning), il combo è potente e visionario come deve e il viatico tra sci-fi e vecchie maniere, magari diviso tra l'amore per la Ballroom music ante guerra mescolata con un poco di Coltrane (The Three Doors (Part 1)), è senz'altro la sottile linea rossa degli Archer in jazz, un portale che potrebbe anticipare nuove prolifiche dimensioni e innesti inattesi. Per ora accontentiamoci di questo bel lavoro.

(7.1/10)

Pubblicazione: 27 Aprile 2011

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2011)

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