Pioniere dell'hip hop strumentale e del cut-up estremo come arte, quando si parlava di glitch-hop e non ancora di wonky, Guillermo/Prefuse ci presenta un album che vuole essere uno spartiacque all'interno della sua produzione. Influenzato dalle collaborazioni con Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never), Neon Indian e la polacca Ausko Orchestra (che ne ha reinterpretato alcuni materiali in chiave suonata e classico-contemporanea), Guillermo mette da parte il beat, costruito o decostruito che sia, e si immerge in una dimensione a metà tra ambient, elettroacustica, concreta e avantgarde alla John Zorn, una dimensione fluttuante fatta di canzoni diluite in una nebulosa electro organica, con mille particelle in sospensione. Il concept è nebuloso tanto quanto i suoni, quel che è certo è che si tratta di un omaggio pagano e neo-primitivista all'eterno femmineo (e anche qui torna il parallelo con i modi zorniani), incarnato dalle voci - tra le altre - delle muse Zola Jesus, Shara Worden dei My Brightest Diamond e della compianta Trish Keenan dei Broadcast.
Le cesure tra un pezzo e l'altro ci sono, ma l'effetto stream of consciousness è inevitabile e comunque ricercato, nel bene e nel male. Inutile quindi stare a dire dove-succede-cosa: in una atmosfera ritualistica ed esoterica, ma tutt'altro che minacciosa (a tratti anzi proprio solare, carica di energie positive), troviamo fiati elegiaci che avvicinano addirittura il romanticismo agrodolce di Sakamoto, flussi - perché influssi - oneohtrixiani, un harpsichord lontano e sfocato, sporcature industrial/noize e arpeggini acustici. Il tutto equamente distribuito tra belle canzoni alla Zola (che stingono le mollagini glo in una nebbia dark; oltre a quelle con le artiste già citate, quella con Niki Randa), quadretti di sognante psichedelia folk (Nico Turner, Adron), toppe ambient/avant con quel po' di fuffa che è distintiva del genere/dell'approccio e un paio di intermezzi glitch/wonk sul finale (come a dire: se ci avessi messo il beat sarebbe venuto fuori così). Giusto prima di presentare un condensato/frullato super-caotico di tutto il disco in un'unica soluzione (The Only Repeat; come a dire: per me sperimentare è innanzitutto giocare).
Non è la solita pappetta pseudo-avant, forse perché avant Guillermo lo è stato davvero e in un ambito in cui non si può rinunciare facilmente alla concretezza della soddisfazione dell'ascolto. A tratti ripetitivo, questo sì, quindi leggermente noioso; ma a tratti molto molto fascinoso.
(7.2/10)
Scheda: Prefuse 73
Pubblicazione: 02 Maggio 2011
File under: chamber esoterica
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