Recensione
Icon Lento
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heavy-doom Voti redazione e staff

Lento

Icon

Denovali

Supera in parte i cliché del genere l’atteso comeback dei romani Lento. Se già Earthen – e prima ancora il lavoro collaborativo Supernaturals Record One condiviso con gli Ufomammut – aveva messo in luce le possibilità elusive del quintetto, ora Icon disperde ancor di più referenti e riferimenti.

L’accordatura ribassata delle tre chitarre, classica quando si traffica con pesantezze del genere, induce alla cupezza strumentale ma non influisce sul potenziale evolutivo della band. Passaggi quasi sinfonici e disarmonie post-prog, stacchi in levare e parentesi statiche diluiscono il solito rifferama monolitico d’estrazione post-metal e decostruiscono l’assetto delle composizioni dei Lento. Perché è questo il grosso pregio del comeback: fondere e destrutturare l’approccio monodimensionale del genere di riferimento in un pulviscolo di suoni, sensazioni e suggestioni che esulano dal solito e iper-abusato contesto vuoto/pieno. L’horror vacui di Icon, le parentesi simil-prog-metal disseminate nel maelstrom di Hymn, le stasi sinfonico-celestiali che aprono e chiudono circolarmente l’album (Then e Admission), il rumorismo ambientale che inaugura Limb non sono che esempi di un procedere che allunga le radici sino ad Earthen e promette sviluppi notevoli se i romani avranno ancor più voglia di sperimentare sulle fondamenta del proprio suono. Per ora accontentiamoci di Icon, un album che getta sicuramente nuova linfa in un ambito a volte troppo chiuso nel suo recinto.

(7.2/10)

Scheda: Lento

Pubblicazione: 25 Aprile 2011

File under: heavy-doom

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