Recensione
Arm’s Way Islands
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pop orchestrale Voti redazione e staff

Islands

Arm’s Way

Rough Trade

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Dopo l’esordio del 2006 (Return To The Sea) e con l’abbandono del co-leader e batterista Jamie Thompson nello stesso anno, gli Islands si sono poi rifondati attorno a Nick Thornburn/Diamonds (insieme a Thompson già nei disciolti Unicorns) in un vero e proprio gruppo corale. Il risultato è Arm’s Way, un semi-concept molto orchestrato, un esempio di pop stratificato ricolmo d’archi sulla scia dei conterranei Arcade Fire e Wolf Parade, con alcuni dei quali hanno collaborato del resto in passato.

Semi-concept in quanto nato da un periodo di isolamento della band in un contesto rurale appena fuori Montreal, Arm’s Away vive di continue variazioni sul tema. Ci sono l’enfasi epica alla Arcade e i loro crescendo compresi di violini (la title track), l’indie rock (Pieces Of You con il suo ritmo sostenuto), il pop che i Guillemots vorrebbero scrivere (Abominable Snow e l’indiavolata J’aime Vous Voire Quitter con lanciati intermezzi caraibici, presenti anche nel precedente album), l’elettronica dall’andamento dance di Creeper, le ballad alla Stars (Kids Don’t Know Shit, Life In Jail), l’orchestrazione per violini di To A Bond, per finire con quella che loro definiscono “sinfonia gotica in tre atti”, ossia Vertigo (If It’s A Crime): si tratta di una lunga suite altalenante che cita persino gli Who di A Quick One nell’epica parte strumentale finale.

In sostanza ha fatto bene l’avvicendamento subito un paio di anni fa per ricompattare il gruppo, che ha ormai uno stile riconoscibile.

(7.2/10)

Scheda: Islands

Pubblicazione: 07 Giugno 2008

File under: pop orchestrale

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