Recensione
Self Titled Raz Ohara & The Odd Orchestra
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Folk rock Voti redazione e staff

Raz Ohara & The Odd Orchestra

Self Titled

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Questo disco, l'esordio a firma Raz Ohara & The Odd Orchestra, non è certo un capolavoro. Ma ti scomoda qualcosa dentro. T'ammalia e ti sconcerta con quell'aria improbabile e malferma, un po' come certe foto uscite da rotolini impressionati per sbaglio due volte, che sembrano masticate da un fantasma.

Folate wave-psych frastagliate folk, soul tremolanti di (post) modernità sotto la pelle chamber pop, cinguettii robotici in una calda scioglievolezza downtempo, microritmiche e carabattole a stuzzicare certe languide inquietudini di synth tra cosmo e camera ardente (d'amore). Gli Style Council scevri di rivalsa e il Badly Drawn Boy con l'ego smerigliato fino a farsi diafano (One). Mark Linkous tenuto in ostaggio da Mika (The Case). Voce in close up angelicato à la Notwist e irreale fragranza Al Stewart affacciati sul simbolismo autarchico dei The Books (Wondering). Ma anche roba che se fossero stati italiani li diresti una via di mezzo stranamente plausibile tra Riccardo Sinigallia e Neffa (Agony).

E quella voce, quella voce sdrucita, spiegazzata, a tratti gelbiana (Set On You). Oppure fosca d'un fosco che ammicca zio Waits (Counting Days), tra le spazzole che spazzolano e le tastierine e il piano elettrico, l'intimità emotiva rigirata come un calzino fragile, tutto reinventato ma genuino di freschezza giovane, se vuoi ingenua e vivaddio, in un esausto sogno soul, sottile come un'immagine oleografica ma vera e concreta in chi la canta e la vive.

Raz Ohara, dicevamo. Nato in Danimarca, vissuto a Berlino ovvero in una full immersion di club-culture che lo portò a licenziare due dischi a proprio nome. Venne poi squarciato dalla morte del padre, un capitano di fregata, vittima di una tempesta nel bel mezzo dell'Atlantico. Ne uscì a pezzi, l'anima d'improvviso schiva, disarmata, avvezza semmai all'idioma del più caduco folk. Seguì l'incontro col producer techno Alexander Kowalski. Infine, ecco il sodalizio con Oliver Doerell, per gli amici The Odd Orchestra. E quindi questo disco che non è certo un capolavoro ma... L'ho già detto.

(6.8/10)

Pubblicazione: 27 Gennaio 2008

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

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