Muri di feedback, passo cadenzato e rallentato, cantato sovrastato dal suono degli strumenti, tastiere circolari, tutti gli stilemi dello shoegaze a cui va aggiunta un'evoluzione melodica post metal. Questo in sunto ciò che si può rintracciare nell’esordio lungo degli Iroha, nuovo progetto di Andy Swan (Final) approntato con vecchie glorie del giro post-industrial inglese (Diarmuid Dalton dei Cable Regime e Dominic Crane già coi Rumblefish).
Insomma, un mix sulla carta interessante di paesaggi ambientali tra il sogno ristoratore e l'incubo post-atomico, per molti versi affine alle ultime evoluzioni targate Justin K. Broadrick (Jesu su tutte) che, non a caso, nel secondo disco bonus si occupa di un personale mixaggio dell'intero album.
Lasciando passare l’utilità di questa ultima operazione, Iroha è un disco su cui si posano molte riserve. Quando il gioco ad incastro tra rudi pesantezze da slowness pos-industriale e celestiali aperture quasi-dreaming funziona, il risultato è sicuramente coinvolgente come in Last Day Of Summer, Watercolours o Reminisce, lontane dall’essere originali. Molto più spesso però è un retrogusto troppo evidente di deja-vu che non lascia mai il segno fino in fondo e si unisce alla sensazione, nemmeno troppo sbagliata, di ascoltare sempre lo stesso pezzo.
(6.0/10)
Scheda: Iroha
Pubblicazione: 18 Aprile 2011
File under: heavy-shoegaze
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