Recensione
La balena nel Tamigi Valentina Gravili
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pop d'autore Voti redazione e staff

Valentina Gravili

La balena nel Tamigi

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A dieci anni dal premio Ciampi vinto per il miglior disco d'esordio con Alle ragazze nulla succede a caso, torna Valentina Gravili, portando in dote la consueta leggerezza. Un piede nella tradizione popolare e uno in un cantautorato pop immediato e poetico, oltre le facili analogie – i rimandi a Cristina Donà e Carmen Consoli ci sono ma quasi non si vedono – e verso una formula sempre più riconoscibile. Merito di una scrittura puntuale ma anche dell'ottimo lavoro di Max Baldassarre, Silvio Trisciuzzi e dell'ex Lula/Lotus Amerigo Verardi. Fondamentali in sede di produzione artistica nell'arricchire il materiale con una gamma di colori che aggiorna il “melodico” della Gravili donandogli naturalezza e personalità.

Synth, chitarre elettriche, percussioni, certi fondali stratificati ai confini con la psichedelia (La malafede), dei Baustelle declinati in salsa Sufjan Stevens (La balena nel Tamigi): la Gravili rimane sempre in bilico tra serietà e atmosfere giocose, un po' come faceva con le parole quel Gianni Rodari che viene in mente leggendo l'insolito titolo del disco (ripreso invece da un fatto realmente accaduto). Fuori dai giri “giusti” ma alla fine capace di mettere l'anima in un disco che conferma la statura artistica di una musicista sensibile e trasparente.

(7.1/10)

Pubblicazione: 28 Aprile 2011

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