Recensione spot
My _____ Is Pink Colourmusic
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pop obliquo Voti redazione e staff

Colourmusic

My _____ Is Pink

Memphis Industries

La Colourmusic non è una novità. È l’output di una coppia di amici che si conoscono dal college e che metà dei Duemila, ormai, fanno musica ispirandosi a temi cromatici. My ____ is Pink esprime fino in fondo l’espressionismo timbrico di cui Ryan Hendrix, Nick Turner e compagni sono capaci.

Conoscevamo la band dai tempi quando apriva per Flaming Lips e British Sea Power qualche anno fa. E proprio ai primi li accosteremmo per quella che ci sembra la caratteristica principale di Colourmusic, ovvero l’approccio: un metodo che ha a che fare con il recupero non revivalistico, l’astrazione, la produzione. C’è molto Brian Eno che accompagna come meglio può gli U2, in My ____ is Pink, ma si sentono parecchio anche le corde e le idee tese degli Wire (Jill & Jack (A Duet)), e, facendo zoom out, una modalità di riapprocciare le cose del passato che è molto vicino a quel periodo.

Da un lato My ____ is Pink è un disco pienamente post-00, fatto di un uso dello studio, della stratificazione proprio dei nostri anni, persino di un’anima collettiva (We Shall Wish (Use Your Adult Voice)); nel rosa c’è però anche un tentativo di andare oltre, passare allo step successivo riabbracciando, riprendendo in mano alcune cose che probabilmente dovremo riaffrontare nei prossimi anni: abbiamo detto Flaming Lips, ma anche Mercury Rev, e tutto quel passaggio di inizio anni Novanta e quel tipo di psichedelia che, insieme al pop produttivo Achtung Baby, la Colourmusic innesta sulla generazione Animal Collective.

Accade perciò che Dolphins & Unicorns sia un’entità abbastanza strana, una ritmica che ci fa sentire i Novanta meno intellettuali ma anche un’obliquità di questi anni, e che ancora una volta gode del lascito del revival del post-punk quell’assenza di rettitudine che è anche spirito di astrazione percussiva, acida e sanguigna nel tempo stesso, nutrita della materia tipica dell’indie rock: distorsioni di chitarra e basso affiancate dalle batteria. Un altro esempio: la successione tra The Beast With Two Backs e la lunga The Little Death (In Five Parts), dove si passa da un esercizio di decomposizione alla 154 a una traccia con percussività – anche se non poliritmica – alla Mahjongg, con lunga coda di psichedelia cosmica.

Se ci abbiamo visto giusto, il rosa shocking della musica di Hendrix e Turner potrebbe diventare un precedente nei prossimi anni.

(7.2/10)

Scheda: Colourmusic

Pubblicazione: 05 Aprile 2011

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