Quattro amici senza lavoro fisso iniziano un programma su Radio Tabula Rasa: Italia Suxxx. L’idea è quella di dare voce a chi pensa che l’Italia non sia più un Paese degno di viverci, quelli che credono che il sogno sia “l’unica via praticabile”, la generazione che fa di tutto per sbarcare il lunario, tra call center, collaborazioni in nero, lavoretti di poche ore e svicolamenti oculati dal mainstream anestetizzante.
I four hoursemen sono Alan ‘Badly Drawn Boy’, un pugliese appassionato di street culture, radio e lavori precari, Tim ‘One Dimensional Man’, un hipster inglese che a Milano trova la sua Mecca, Angelo ‘Cold War Kid’ il nerd maniaco del web e di complotti e Flò P ‘Chk Chk Chk’, la ragazza innamorata di Angelo che porta il suo sentire femminile con approfondimenti su donne che hanno cambiato la storia. Il programma, che al massimo durerà un mese per una mancanza di fondi dell'emittente, riesce a sfondare e attraverso il giusto sound (tra gli altri Diplo, Crookers, M.I.A., Grand Master Flash, The Bloody Beetroots, James Brown, Digitalism e Daft Punk), le prese di posizioni incazzate e senza peli sulla lingua, viral marketing, cut-up burroughsiani e tattiche di guerriglia controculturale riuscirà in trenta velocissimi giorni a mobilitare migliaia di persone in una rivoluzione non violenta con un finale a sopresa...
Michele Wad Caporosso conduce una trasmissione su Radio Popolare Network, occasionalmente fa il DJ e collabora con Rockit, Rolling Stone, Vogue, Rumore e L’Espresso: mescolando l’esperienza sul campo, un citazionismo infarcito di testi e interviste a personaggi più o meno noti del panorama musicale contemporaneo (almeno per i non addetti ai lavori), costruisce una storia che descrive e riflette lo stato di calma apparente che i giovani disoccupati vivono in questi ‘cazzo di anni zero’. Seppur infarcito di sogni, situazionismo spiccio e boutades gratuite, il libro scatta una polaroid precisa e in molti punti tagliente di quello che è l’Italia dei trentenni di oggi.
Un paese costituito da stranieri in terra straniera, che hanno solo ‘futuri impossibili davanti’ e che se potessero passare al comando non saprebbero però dove mettere le mani. Anarchismo light che riflette sulla sua capacità di non modificazione del reale, ma che nell’utopia e nel web 3.0, ovvero nel futuro tutto da costruire now, virtualmente trova la sua ragion d’essere.
In chiusura, una bella citazione di Monicelli: “Spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. [...] È doloroso, esige dei sacrifici. Se no (il popolo), vada alla malora - che è dove sta andando, ormai da tre generazioni”. Per inguaribili sognatori il motto da scrivere sui muri resta, per qualche lunghissimo istante, Italia Suxxx. E poi? Sta a voi decidere ‘che fare’.
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