Ormai vi avrà stufato vederlo scritto, ma alla Strut sanno davvero fare le cose come si deve e mica ci si può esimere dal rilevarlo. In un mare popolato da squali come la discografia che si occupa di ristampe, il loro lavoro spicca per gusto, intelligenza e competenza: ennesimo esempio, in un catalogo con pochissimo di trascurabile e viceversa tantissimi assi, l’operazione incentrata su un grande della musica ghanese come Ebo Taylor. Anche qui la “solita” storia, nel senso di una leggenda in madrepatria scoperta da noi occidentali in ritardo, tramite la sua prima uscita di portata internazionale, l’ottimo album Love And Death dello scorso anno.
Quarantacinque minuti fenomenali, quelli, che ripescavano anche un paio di pagine provenienti dal passato di un alfiere della highlife in circolazione da un mezzo secolo o pressappoco: se nel frattempo vi siete affezionati alla loro ipnosi venata di latinità e funk (come potrebbe concepirlo un James Brown non così minimale), gradirete assai lo scavo negli archivi operato da questi due dischetti, volti a indagare - con un ricco apparato iconografico e informativo, curato dall’esperto Miles Cleret dell’etichetta Soundway - gli anni Settanta di Taylor. Epoca in cui l’uomo diede libero sfogo al proprio genio in una serie di produzioni, lavori solisti e progetti paralleli (Assase Ase, Super Sounds Namba, Apagya Show Band) che al già ribollente calderone aggiungevano folk regionale, retroterra jazz e abbondanti dosi di Afrobeat e soul-funk.
Chiudendo in tal modo un cerchio, riportando una cultura sonora là dove ebbe i natali e da dove si sarebbe successivamente spinta a influenzare il presente. Lo dimostrano con dovizia di particolari queste sedici meraviglie, tra cui l'irreistibile Heaven campionata da Usher e Ludacris, la versione originale di Love And Death e una fluviale Aba Yaa. Il sottotitolo della raccolta recita “Highlife & Afrobeat Classics 1973-1980”. Verità di vangelo.
(7.8/10)
Scheda: Ebo Taylor
Pubblicazione: 02 Aprile 2011
File under: afrobeat
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