Recensione
The Memory Machine Julia Stone
Cover image
60's folk-pop Voti redazione e staff

Julia Stone

The Memory Machine

Pias

Figlia di musicisti, Julia Stone si č ritagliata con il fratello Angus un piccolo spazio dalle nostre parti tramite Big Jet Plane, brano che - estrapolato dal loro secondo lp Down The Way - ha chissą come goduto di una certa esposizione radiofonica. Additando il nome a Giorgio Armani, che del duo sceglieva un altro pezzo per accompagnare le sue sfilate. Al di lą del gossip, la sostanza restituiva un passabile folk-pop che avrebbe rimandato l’ascolto di questo album solista di Julia. Talento invece pił che discreto, la ragazza porge una manciata di confetti mai melensi con modi da signorina per bene, con una voce da bambola di porcellana su fondali di batterie spazzolate e chitarre acustiche, di pianoforti leggeri e archi svolazzanti.

Fa pensare a una Hope Sandoval che preferisce Claudine Longet ai Velvet Underground e alla psichedelia (This Love, la title-track). Altrimenti una Isobel Campbell rimasta nei Belle & Sebastian e refrattaria alle avance di Lanegan la frizzante Catastrophe!). Ancora, una Joanna Newsome metropolitana e pertanto priva di tentazioni classicheggianti (una Winter Weekend a metą strada tra Where The Wild Roses Grow e Famous Blue Raincoat; il notturno incanto jazzato Lights Inside This Dream; il minuetto Where Does The Love Go?). Arrangiato con misurata eleganza e forte del traslucido apice Maybe, The Memory Machine non sfigura vicino all’esordio di Anna Calvi e al nuovo capolavoro di P.J. Harvey. Conquista senza strafare, come una studentessa straniera - colta, bella, un poco timida - incontrata per caso a una festa movimentata.

(7.1/10)

Scheda: Julia Stone

Pubblicazione: 10 Aprile 2011

File under: 60's folk-pop

Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2011)

Rss
copertina pdf #91