Voce urlante e potente, che non esita a sciogliersi in falsetti armonizzati. Chitarra virtuosa e distorta. Sezione ritmica da blues incattivito. E, dulcis in fundo… organo Hammond. Se non sapessi già in partenza che si tratta di un disco uscito quest’anno, gli darei almeno trent’anni. Giunti al secondo capitolo discografico della loro breve storia, addolcendo i toni rispetto all’esordio, gli Howlin Rain dimostrano un affetto smodato per l’America musicale degli anni Sessanta, che con un occhio guardava al suo folklore e dall’altra si faceva travolgere dalla potenza degli amplificatori.
Per quanto si scavi nei suoi solchi più reconditi e si apprezzi l’impeccabile produzione di un nome importante come Rick Rubin, non si riesce a trovare proprio niente di nuovo in questo Magnificent Fiend. E forse gli autori non si sono neanche posti il problema. Il quintetto di Oakland dell’ex-Comets On Fire Ethan Miller, ha sintetizzato uno stile che affonda le radici nell’hard rock dei primi Deep Purple (Dancers At The End Of Time) e dei Black Widow (Lord Have Mercy), nel blues rock sudista (e sudato) dei Creedence Clearwater Revival (Goodbye Ruby) e nei sogni acustici di Crosby Stills & Nash (Riverboat). Genuino sì, ma che non riesce, per il solo fatto di esprimere sincerità, a rivelarsi anche interessante.
Se siete di quelli duri e puri, di quelli che il rock è quello lì e non si discute, non rimarrete per nulla delusi. Almeno non si tratta di cover...
(6.0/10)
Scheda: Howlin Rain
Pubblicazione: 18 Maggio 2008
File under: hard blues
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