Si apre guardando al Bob Dylan di Highway 61 reviseted questo Four-legged fortune, secondo ottimo lavoro dei Green like july. Un po' di Pavia e un po' di Alessandria, Andrea Poggio, Nicola Crivelli e Paolo Merlini, hanno registrato agli ARC studios di Omaha, Nebraska, luogo centrale nella realizzazione e produzione degli album dei Bright Eyes e della Saddle Creek tutta. Niente di più azzeccato, è chiaro, visto che è proprio da un brano di Fever and mirrors che arriva il nome della band.
Appoggiati, a partire dai demo, da Jake Bellows dei Neva Dinova e sostenuti, durante la lavorazione, dal supporto dei fratelli Mogis, i tre ragazzi escono con un album pieno, denso di riferimenti, citazioni, sguardi, eppure capace di non risultare mai, pur con una forte connotazione di genere, la copia di qualcosa di già noto. Che si sentano, e non poco, Conor Oberst, gli Okkervil River e una serie di infiniti affondi nella musica folk più statunitense e antica possibile, è cosa evidente, tuttavia Four-legged fortune mantiene con forza la propria originalità. Se nel precedente May This Winter Freeze My Heart si accusavano infatti i colpi dell'amore per un certo mood sonoro e vocale, qua il pericolo è scampato. Testi di forte intimità e ironia che raccontano un immaginario capace di aderire perfettamente ai suoni e alla vocalità di Poggio.
Non siamo di fronte a un disco che ne ricalca altri ma a un lavoro nato, cresciuto e sviluppato nel luogo a lui più adatto, nel suo spazio più naturale, accanto alle sue stesse fonti d'ispirazione. Brani come Jackson e, soprattutto, il piccolo capolavoro A perfect match sono vere e proprie rarità. Eccellente la cura dei dettagli: una produzione di alto livello e un artwork di folk art raffinatissimo e quantomai adatto, nato da un'idea della talentuosissima illustratrice Olimpia Zagnoli. Bravissimi.
(7.4/10)
Scheda: Green like july
Pubblicazione: 21 Marzo 2011
File under: indie, folk
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