Un album di debutto covato a lungo (ben tre anni sono passati dal mini omonimo che ce li fece conoscere) e si sente. Tempo speso bene: la calligrafia è sovraccarica, versicolore, potente, all'insegna di una sintesi tra romanticismo ingrugnito Cave, noir sabbioso Calexico, inquietudine mitteleuropea dEUS e languore glam mutuato brit-pop come i primi Suede, i Divine Comedy o certe cose del peraltro amico Anthony Reynolds. Ingrediente fondamentale è il timbro da Brian Ferry infeltrito (ascoltatevelo in He Comes For You) del buon Gianluca Maria Sorace, fautore principale e autore pressoché unico del progetto, un quintetto a base di chitarra, violoncello, basso, batteria più gli ammennicoli del leader polistrumentista (piano, chitarra, synth, vibrafoni, loop...), cui si aggiungono fruttuosamente la tromba di Andrea Inghisciano e il violino di Sarah Crespi, talvolta impegnata anche al pianoforte.
Si diceva di un sovraccarico di segni, conseguenza evidente della vis melodica del Sorace, votata allo struggimento decadente, anima in pena languida e tormentata come talvolta un Paolo Benvegnù (la splendida We Fall, cantata assieme a una turgida Lara Martelli), disposta ad estenuarsi tra architetture visionarie in bilico tra psych e prog vagamente King Crimson (No Wings Inside), a pettinare con strali wave scorci desertici pescati in chissà quali balcani (Stars Are Crashing In Mexico!) per poi digrignare l'anima come un Re Inchiostro deposto dal primo Patrick Wolf di passaggio (Loverstars). Restano da segnalare una First Avenue scritta e interpretata assieme a Dan Fante, figlio del grande John e anch'egli scrittore, una Jodie Foster (già!) dalle turpi incandescenze e una Tiger che macina brit emozionale con foga quasi Afghan Wigs.
Tirate le somme, è il disco di una band che ha il merito di pensarsi grande oltre le frontiere - spesso più mentali che altro - di questa provincia d'impero. Volendo possiamo individuare un difetto nell'eccessiva "forza di attrazione gravitazionale" del leader, che a tratti sembra inghiottire tutta l'energia convogliandola nel proprio manifestarsi, impedendo al resto di respirare quanto dovrebbe. Comunque sia, ad averne...
(7.2/10)
Scheda: Hollowblue
Pubblicazione: 09 Febbraio 2008
File under: rock
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