Recensione
Amaresque Peluqueria Hernandez
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jazz-blues-mex Voti redazione e staff

Peluqueria Hernandez

Amaresque

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Sembra di vederli quelli della Peluqueria, sganasciarsi dalle risate mentre noi poveri scribacchini ci si inventa un termine per descrivere la loro musica. E di fantasia ce ne vuole, visto che da che mondo è mondo i Nostri mescolano stili e maniere con una semplicità disarmante. Prendete ad esempio una Katunga in cui il Duke Ellington più afro si fa adottare da Quentin Tarantino o una Cuoraccione di Melone rubata alle balere caposseliane, una O' Mariaccio Nnammurato tra Messico e Ry Cooder o una Procopio che abbraccia il post-rock. Immaginari malinconici che si intersecano, sagre paesane e cover sudamericane (una La Martiniana di Andrès Henestrosa solcata da un sax da liscio e a cui partecipa Umberto Palazzo) che convivono, valzer e frontiera che vanno amabilmente a braccetto. In un suono naturale, immediato, quasi istintivo.

Il secondo disco del gruppo veronese ha indirettamente lo stesso spessore che poteva avere l'opera prima degli Ardecore. Quel dividersi tra dimensione popolare – qui ribadita anche dal dialetto della Valnure declamato da Lilith in X o Dos / Struggente Dream, oltre che dai vari riferimenti musicali – e trame raffinatissime che finisce per mostrare la pregnanza semantica ed emotiva del blues.

(7.1/10)

Pubblicazione: 25 Maggio 2011

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2011)

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