Bisogna ammetterlo. C’era una grossissima attesa per questo comeback e l’attesa, per una volta, viene pienamente ripagata. Belong propone il quartetto newyorchese al suo zenith, in grado di mostrare maturità e consapevolezza non solo dei propri mezzi ma anche del ruolo ormai assegnato al progetto Pains Of Being Pure At Heart nell’universo musicale odierno.
I quattro non si smuovono di un centimetro, ma la loro formula - rodata a dovere sui palchi di mezzo mondo e raffinata per mano di Flood (alla produzione) e Alan Moulder (al missaggio) - è semplicemente perfetta per equilibrio e cognizione. Belong offre twee-pop rumoroso e dreaming ai suoi massimi livelli, saturo, dolciastro, melodico e godibilissimo sia nei momenti più “irruenti” (The Body, Girl Of 1000 Dreams, Heart In Your Heartbreak), sia in quelli più tipicamente shoegazing e delicati (Anne With An E, Strange) e inanella gemme su gemme in grado di passare in heavy rotation nelle discoteche alternative così come rimanere intrappolate negli i-pod di un seguito sempre più nutrito e - perché no? - intergenerazionale.
Scozia e Inghilterra, 80s e 90s, college-rock e Velvet, Nuova Zelanda e C-86, Smiths e fratelli Reid, Washington fine ’80 e Williamsburg d’oggi. Nel sophomore dei quattro si mescola tutto in un andirivieni spazio-temporale che cattura dal primo ascolto e annienta le (eventuali) ultime difese. Un grande centro.
(7.5/10)
Scheda: Pains Of Being Pure At Heart
Pubblicazione: 12 Marzo 2011
File under: dream-pop
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