Recensione
In Love With Oblivion Crystal Stilts
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gloomy wave Voti redazione e staff

Crystal Stilts

In Love With Oblivion

Fortuna Pop!

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Che sia una dichiarazione d’intenti il titolo del comeback dei newyorchesi? Non lo sapremo mai, ma di sicuro i quattro Crystal Stilts devono aver fatto tabula rasa di tutti i complimenti ricevuti per la doppietta Crystal Stilts / Alight Of Night che un paio di anni addietro li scaraventò dall’anonimato al palco del Primavera Sound senza passare dal via.

Non si spiegherebbe altrimenti un disco che, se possibile, surclassa il già stupefacente esordio lungo, redefinendolo dall'interno. I quattro smussano lievemente le asperità ma senza perdere un grammo in attacco, aggiustano il tiro sul versante della scrittura ma non si addolciscono, frullano citazioni e riferimenti con una nonchalance invidiabile senza risultare pedissequi o estremamente citazionisti: in poche parole, mettono a segno il punto definitivo. Quello che annienterà le eventuali ultime resistenze dei critici.

Nessuno stravolgimento, sia chiaro. Dentro In Love With Oblivion troverete sempre garage-rock psichedelico targato 60s (da Barrett ai Velvet, passando per gemme misconosciute come gli Standells), pop-noise anni ’80 (di qua e di là dall’oceano, con puntatine nel nuovissimo mondo), sonorità cavernose e vintage (il mood sempre oscuro e apparentemente fuori moda) e lo-fi d’ordinanza.

A far la differenza, questa volta, sono le canzoni: se Alight Of Night colpiva per immaginario e compattezza, il sophomore stupisce in maturità e screziature. Che siano il pop yè-yè super-zuccheroso di Silver Sun, i 60s disorientanti dell’opener Sycamore Tree o le profondità malate di Alien Rivers, cambia poco. Resta sempre una certezza: hanno fatto centro, di nuovo.

(7.5/10)

Scheda: Crystal Stilts

Pubblicazione: 06 Aprile 2011

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