Una manciata di anni fa Yut! sarebbe stato annoverato come un album in pieno revival post-punk italiano. Oggi è un esercizio che procede a cavallo tra quei primi Ottanta italiani e la loro riproducibilità nel presente.
I milanesi Yut fanno riferimento a quel mondo che si trascinò dal punk al “dark”, come si chiamava in Italia, e a quel bacino di new wave italiana (con accenni funkpunk, forse il tratto più interessante) che nell’ultimo lustro abbiamo imparato un po’ tutti a riprendere in mano e riconoscere, nell’interesse storiografico o nella qualità effettiva di alcune produzioni. All’interno del mondo dei primi Eighties italiani, tra i club e le scene cittadine, il modello per Yut! è la situazione fiorentina di quegli anni. Quei suoni che vanno dai primi Litfiba (accumunati agli Yut dalla scelta della lingua italiana, allora controcorrente nell’imperativo – comprensibilmente – esterofila del contesto), ai Diaframma (Luminoso & Nero), ai Neon.
Non si tratta però davvero solo di applicazione pedissequa, anche se il mimetismo in certi casi (Martin Eden, RUV) non lascia spazio ai dubbi – o ne crea almeno uno, circa le coordinate temporali della band, formata invece solo dal 2009. È nei testi (e raramente, come in Sciamenna, nelle strutture musicali) che si coglie lo sforzo di declinazione al presente. Anche se va detta una cosa: l’incaponimento su ciò che non va è comune a oggi e ad allora. Ma questo non dipende da Yut.
(5.9/10)
Scheda: Yut
Pubblicazione: 06 Marzo 2011
File under: New Wave italiana
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