Chissà che fine ha fatto il secondo degli atti di Valentina Lupi, classe 1981 da Velletri (non esattamente Brooklyn o Londra), che con il terzo torna a cinque anni di distanza dall'esordio Non voglio restare Cappuccetto Rosso. Testi adulti e maturi si confanno perfettamente a una voce tra le più interessanti del panorama italiano, incastrata tra la grinta della cantantessa Consoli, il velluto graffiante di Syria, ma anche le ruvidezze di Nada. Il tutto attingendo da una tavolozza di sfumature che va dal mainstream al rock più muscolare.
Valentina Lupi canta delle difficoltà del cuore (Il modo migliore), delle nostre manie da social network consumistico (la nervosa Non è cambiato nulla) e dell'amore su un tappeto di organo (L'essenziale) facendo quasi sempre centro. La band supporta la sua interpretazione andando a pescare spesso e volentieri da quell'immaginario indie italico da anni Novanta che tanto sta continuando a riverberare in giovani artisti. I riferimenti sono quelli del rock americano, dal grunge (versante Peal Jam post-Ten) al mainstream, fino agli onnipresenti tocchi à la Ritmo Tribale. L'intensità è sempre alta, alcune soluzioni sono interessanti (la sincope de L'antieroe, brano da Carmen Consoli in trip Teatro degli Orrori), e l'impressione generale è di un'artista che può dire la sua nel panorama italico. Benvenuta.
(7.0/10)
Scheda: Valentina Lupi
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