Gli anglofoni lo chiamano "reality check", il momento del "controllo realtà". Un confronto tanto franco quanto letale: da una parte i sogni, i proclami, le speranze (e le sparate). Dall'altra la realtà. Da una parte Liam Gallagher coi Beady Eye, dall'altra la realtà. Da una parte chi ha sostenuto per quindici anni che tutto quel che c'era di buono negli Oasis nascesse con Noel, dall'altra l'ideatore primo della band di Definitely Maybe, deciso a riprendersi quel che è sicuro gli spetti di diritto. Che sia la fama o il riconoscimento artistico, sta al mancuniano dirlo.
Quel che dice invece, lungo i 13 pezzi di Different Gear, è che ha ancora voglia di esserci, di riempire gli stadi, di farsi sognare da una legione di adolescenti. Se è certo che le teenager preferiscano ormai tenersi alla larga dall'incartapecorito Liam, è invece tutta da capire la "portata" musicale di un disco che non va al di là degli episodi meno riusciti degli Oasis.
Che, detta così, suonerebbe anche come una considerazione di un certo pregio per i Beady Eye. E in effetti se è vero che nessuno avrebbe puntato un penny sulla capacità di Liam di tenere in piedi un intero album, è altrettanto vero che Different Gear non è il prodotto di certe drammatiche seconde carriere. Dentro c'è l’esplosione controllata di Four Letter Word, il citazionismo di Bring the Light, il comunicato stampa di Beatles and Stones ("I wanna stand the test of time, like Beatles and Stones") e la più clamorosa delle dichiarazione d'amore che sia mai stata recitata a Champagne Supernova (The Morning Son).
Fin qui quello che si ascolta con gusto, senza mai levarsi il cappello e senza riuscire per davvero a farsi prendere dal sacro fuoco di un rock sempre elargito col misurino tanto abile quanto canonizzante di Steve Lillywhite (produttore). Poi, però, c'è il gruppetto di ballate che mina le certezze: Millionaire, infilata all'inizio dell'album, rischia di regalare catalessi ad ampie manciate. And the Beat Goes On è scoppiettante quanto la sigla di un cartone animato per bambini e dei sei minuti di Wigwam è difficile capire che farsene. Il limite del Liam compositore è quello già mostrato nella sua vita precedente: una cronica mancanza di profondità e di idee. Meglio di tanti episodi del passato, i brani di Different Gear tendono comunque, troppo spesso, ad appiattirsi e a replicarsi.
La realtà restituisce un Liam ad alto tasso di fallibilità, ma a cui non va solo dato atto di essersi voluto rimettere in gioco, ma anche di esserci riuscito perlomeno per mezzo album.
(6.0/10)
Scheda: Beady Eye
Pubblicazione: 25 Febbraio 2011
File under: rock, pop
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