Recensione
Owl Splinters Deaf Center
Cover image
doom ambient Voti redazione e staff

Deaf Center

Owl Splinters

Type Records

Bookmark and Share Gallery

I gufi non sono quello che sembrano. Vecchio leitmotiv che aggiungeva mistero al mistero, in quella girandola impazzita che era la seconda stagione di Twin Peaks. Erik K. Skodvin e Otto A. Todland si ritrovano sotto il segno del gufo, a comporre di nuovo insieme dopo che un’intera stagione è passata via come se niente fosse, visto che sei anni separano l’atteso ritorno dall’illustre primo disco dei Deaf Center, lavoro che può ormai dirsi, a tutti gli effetti, di culto.

Il gusto un po’ macabro di lasciare che l’attimo si stiracchi fino allo spasimo è il tratto dominante del nuovo disco. Dopo sei anni era poco probabile che l’abile duo norvegese ci fornisse un sequel sulla falsariga del predecessore. Owl Splinters rivela qualità opposte a Pale Ravine. Tanto quest’ultimo era affidato ad un’elettronica sparsa e brumosa, tanto il nuovo lavoro fa delle timbriche acustiche il motivo del suo fascino, forte com’è della produzione di lusso a firma Nils Frahm. Questione di duelli ideali tra i due. Erik al cello si è perfezionato negli anni, facendosi le ossa con la maschera di Svarte Greiner, Otto invece suona le sparute note di piano con la cadenza esistenzialista dell’ultimo sopravvissuto tra i malinconici cultori di Satie.

Come è facile intuire, la qualità monocroma e grigiastra di Pale Ravine qui si perde, perché la musica nasce giocoforza dal contrasto tra i due autori. Si ottiene così un lavoro che purtroppo lascia per strada buona parte della malinconia che aveva reso celebre il marchio Deaf Center, in favore di una vera e propria svolta horror doom che nei frangenti principali (New Beginning (Tidal Darkness), The Day I Would Neer Have, Close Forever Watching) li fa rimare con il Murcof di Cosmos. Stesso clangore atmosferico, stessa propensione per la tensione drammatica. Tutto il resto ragiona di scenografie di contorno. Timidi lieder malinconici per piano (Time spent, Fiction Dawn), crudi bozzetti di una dark ambient ormai calligrafica (Animal Sacrifice).

In definitiva un disco con qualche qualità e molte perplessità. La mano forte rimane quella di Skodvin e il taglio d’insieme al disco lo dà evidentemente lui, ma a questo punto con un po’ di delusione potremmo semplicemente dire che questo Owl Splinters altro non è che un disco di Svarte Greiner più morbido e rifinito.

(7.0/10)

Scheda: Deaf Center

Pubblicazione: 20 Febbraio 2011

File under: doom ambient

| Archivio
Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2010)

Rss
copertina pdf #91