Recensione
Tao Of The Dead And You Will Know Us By The Trail Of Dead
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Alt rock Voti redazione e staff

And You Will Know Us By The Trail Of Dead

Tao Of The Dead

Century Media

E' come se la band texana si fosse da sempre preparata a questo Tao Of Dead, avvicinandovisi per continue approssimazioni. Chiariamolo subito: si tratta di un album che non raggiunge le vette di Source Tags & Codes (più disarmonico e acerbo, ma di efficace scelleratezza) ma si pone come sua naturale evoluzione, al tempo stesso come ponte fra la generazione emocore (almeno la sua parte migliore) e le grandi rock opera dei 70s.

Conrad Keely non ha fatto mistero di essersi ispirato agli opulenti rock album di Yes e Rush, inducendo molti nell'errore di considerare Tao come una sorta di opera neo progressive. In verità, al di là della scansione dei brani (due lunghe suite, la seconda delle quali composta da un'unica traccia di sedici minuti), i Deads evitano accuratamente tutta l'autoreferenzialità del prog, concentrandosi sull'impatto frontale di ciascun frammento.

Chi li conosce sa che si tratta della via più ovvia per portare a compimento la magniloquenza che accompagnia la band dagli esordi; del modo migliore per arginarne la furia e disciplinarne la tensione in un'epicità eroica (più che in un'epica fiabesca).

L'emotività viene messa così al servizio di potenti strutture scolpite nell'hard rock più classico: c'è l'esplosività whoiana (è il caso del singolo Summer Of All Dead Souls), il rifforama degli Stones (con l'incipit di Pure Radio Cosplay che cita apertamente Jumpin' Jack Flash) e le divagazioni psych che rimandano ai Pink Floyd più sgamati (quelli di The Dark Side Of The Moon, ma anche A Momentary Lapse Of Reason). Miracolosamente tutto funziona grazie ad una concretezza difficilmente riscontrabile in altre fasi della carriera della band; una maggiore incisività che si può riassumere con una parolina di tre lettere: "pop".

Grazie ad una produzione che bilancia perfettamente il chitarrismo caotico con melodie assai più accentuate rispetto al passato, i Deads ci conducono nei meandri di una narrazione musicale densa ma mai velleitaria, sempre in bilico fra estasi ed euforia.

E' l'inizio di una nuova fase per combo di Austin, ma chissà che la loro esperienza non induca tutta una generazione di noisemaker a confrontarsi con operazioni di ampio respiro.

(7.0/10)

Pubblicazione: 14 Febbraio 2011

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