Richard D. James (Aphex Twin), Tom Jenkinson (Squarepusher), Mike Paradinas (µ-Ziq) e Luke Vibert. Vi abbiamo tessuto più volte le lodi della cricca illuminata che ridisegnò le coordinate dell’elettronica britannica e mondiale nei Novanta. Di ragazzi che consapevoli o meno, aggiornarono alcune avanguardie novecentesche (Musique Concrète e da tappezzeria, Stockhausen) al proprio tempo donando ritmo e urgenza a una tradizione e rompendo così barricate (ballo non ballo), mode (house vs techno) e steccati (drill’n’bass).
L'hip hop aveva forgiato una nuova cultura sulle stesse basi (synth, drum machine, sampler), formati, limiti e modalità che i briannici riadattavano al proprio contesto, cultura e visione. In particolare, Luke Vibert, con Wagon Christ, fu la classica anomalia all'interno di un più vasto terreno d'analisi interlacciato con Techno e (hip)House. Un'idea che ritornava al cut up del ghetto: un mix tape dove collage di cassettacce da autogrill e effetti analogici gareggiavano per una personale idea di retro-futuro ad alto tasso di THC.
Il ragazzo inventò la sua cosa, la kitch-tronica, una modalità buffa e stonata che a suon di sarcasmo e cinismo era diventata missione, collante di tanti passati per una nuova easy listening nell’epoca post-E.
A riposo dal 2004 (Sorry I Make You Lush) la sigla Wagon Christ aveva lasciato il posto a Luke Vibert in solo, che ci metteva nome e cognome, allargando lo spettro d’analisi dei diversi alias specialistici (Plug, Amen Andrews, Kerrier District, The Ace of Clubs) secondo uno sguardo autoriale. Fondamentale, infine, la collaborazione con il Jean Jacques Perrey, una sorta di padre kitchtronico riconosciuto e ritrovato, un bagno di storia che rigenerando il ragazzo lo ringiovanisce talmente bene da farlo suonare - nell'ultimo biennio - più fresco di tutti, persino di Aphex Twin.
In epoca oltre glo e wonky non c’è momento più propizio per un mix già propiziatorio. We Hear You è stato forse il miglior album in solo per Luke. Adesso non vi sorprenderete se Toomorrow gareggia come il best del moniker preferito. La zampa dell’uomo, aggiornata un filo dubstep, accortissima nell’incamerare la nuova hip-hop strumentale per bianchi post-Harmonic 313, è libera di masticare l’ennesimo mix a base di funk, etno e soul soffritto nei soliti ingredienti Christ (sci-fi, muzak, easy listening, acid, hip hop e altre perle old skool house) sotto il tipico riff stoned che è ancora una volta brand, garanzia, illuminazione. E’ come sentirlo per la prima volta, quando sarà la centesima o la millesima. A Sound for today.
(7.3/10)
Scheda: Wagon Christ
Pubblicazione: 02 Marzo 2011
File under: kitch-tronica Vibert
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