Recensione spot
Gold In The Shadow William Fitzsimmons
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american songwriter Voti redazione e staff

William Fitzsimmons

Gold In The Shadow

Gronland Records

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Sulle prime e sulla base del ricordo di The Sparrow And The Crow colgono incredulità e dubbio. Poi ti documenti, e capisci che per chi da sempre colloca il proprio vissuto nella musica è normale che le cose della vita dicano la loro. Che le canzoni ne siano plasmate e rese materia pulsante cui oggi, sommersi di dischi precotti e canzonette finger food, non siamo quasi più abituati. Anche se magari il risultato non convince del tutto, lasciando nuovamente l’impressione di splendide potenzialità autoriali sul punto di sbocciare.

Fuor di metafora, l’album di cui sopra ruotava attorno a un asciutto folk confessionale perché esponeva senza pudore lo sfasciarsi del matrimonio di William. Siccome dalle disgrazie per fortuna si esce, il ragazzo ha poi ritrovato amore e serenità, qui palesi in arrangiamenti ricchi (elettronica di gusto “organico”, bassi rotondi, archi) e una scrittura che lascia intravedere il sole, ogni tanto accogliendolo a braccia aperte. Novità che talvolta zavorra le composizioni (la piatta Let You Break, le maniere alla lunga stucchevoli di Psychastenia e Fade And Then Return) e talaltra ne agevola il passo (The Tide Pulls From The Moon).

Perché l’autore è di vaglia dentro l’audace folk-pop Bird Of Winter Prey e nella spedita The Winter From Her Leaving, spirito di Elliott Smith e respiro di Neil Halstead dove il solo Elliott illumina il valzer Wounded Heart e Nick Drake apprezzerebbe la delicata gemma Beautiful Girl. Può bastare a dimenticare il resto, come a consigliare Gold In The Shadow basta l’emotività pura della conclusiva What Hold.

(7.1/10)

Pubblicazione: 10 Marzo 2011

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Giancarlo Turra (Album 2011)

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