Il dubstep ormai è stato ampiamente sdoganato, e oggi siamo in molti ad interrogarci sulle molteplici direzioni che questo genere prenderà, siano esse vicoli ciechi o nuove autostrade soniche. Un libro che fa il punto sulla situazione è difficile a trovarlo, figuriamoci poi in italiano. In inglese vengono in mente i capitoli di Reynolds sull’edizione revisited di Energy Flash e la mega antologia curata da Rob Young di Wire (The Wire Primers: A Guide To Modern Music), da poco tradotta dai bravi ragazzi di ISBN.
L’operazione che Lorenzo Fe porta avanti in questo suo Londra Zero Zero. Strade bastarde musica bastarda è un’indagine sul campo di quello che sta succedendo ‘now’ nei sobborghi londinesi che hanno dato origine al dubstep. Prima di parlare dei protagonisti della scena, si infogna nei sobborghi più malfamati, accetta i lavori più umili e parla con la gente, con i ragazzi che lavano i piatti e con chi va a pulire le scale per pagare l'affitto. E ci fa capire che la protesta, la cupezza della musica di Burial, Kode9, Scuba e soci non nasce solo da un immaginario UK che storicamente ha nel suo DNA i racconti di Dickens, bensì trova ispirazione dal quotidiano, dallo sfruttamento e dalla condizione precaria di chi in teoria dovrebbe costruire il futuro, ma che sempre di più vede profilarsi come profetico il famigerato No Future dei Sex Pistols.
Nella seconda parte del libro si passa ad analizzare con interviste e dichiarazioni di personaggi del grime e del dubstep - meno noti all'aficionado medio - quello che è (stata?) la rivoluzione sonica degli Anni Zero per la Londra più undergound. Anche se non ci va di enciclopedismo e di filologia musicale, Feltrin riesce a trasmetterci in modo personale e sentito l'atmosfera dei sobborghi e delle feste nei club più sperduti delle notti londinesi.
Tra i nomi più mainstream compaiono lo stesso Simon Reynolds, El-B e Ikonika. In appendice troviamo pure una succosa puntatina in Italia con le interviste a LNRipley, a Tode della crew Mother Inc. e ai ragazzi della Numa Crew di Firenze. Uno spaccato di vita e musica vissute al 100%, una "guida non-turistica" delle periferie di Tower Hamlets e Hackney che si valorizza grazie anche alle buone foto 'neorealiste' di Alberto Dubito.
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