Ha ragione Bassekou Kouyaté quando, interpellato circa il valore di Sidi Touré, si lascia sfuggire che sia il “degno successore di Ali Farka Touré”. Non che nel resto della stessa dichiarazione faccia sfoggio di cautela, eleggendolo il ”migliore tra i musicisti Songhaï”, ma di essere così entusiasta ha tutti i motivi. Almeno nove come i brani che sfilano qui, rilasciando un profumo di blues atavico che giunge dal cuore e dal quale promana un calore al quale non siamo forse più abituati.
Facile capirne le ragioni, pensando alla vicenda di questo cinquantaduenne del Mali, nato nella città di Gao da nobili origini e costruitosi la prima chitarra quand’era ancora bambino. E che crescendo affrontò il dilemma tra le aspettative dei genitori e una passione divorante per la musica, accontentata senza starci troppo a pensare sopra. Ben gliene incolse, dato che entrava adolescente nell’orchestra regionale Songhaï Stars e a metà degli ‘80 iniziava a portare a casa onorificenze e premi. Mettendo in atto piccole ma significative rivoluzioni, come affidarsi a materiale autografo nell’idioma della tradizione Songhaï e cercando ispirazione in occidente senza forzature.
Ascoltando J.J. Cale e comprendendo come le radici siano in fondo le stesse; che le sue, anzi, si estendono molto più in profondità e oggi donano linfa a un secondo album sensazionale. Sahel Folk si giova infatti di pienezza ed equilibrio garantiti dalla registrazione “sul campo” e della presenza, in ogni brano, di un diverso collaboratore. Con spontaneità, Sidi e l’amico di turno sceglievano il brano e lo suonavano con tranquillità per registrarlo il giorno seguente, concedendosi al massimo una seconda take. Con l’obiettivo ampiamente raggiunto di fissare la spontaneità e il senso di comunanza dell’evento.
Da qui origina in parte il calore di cui sopra, che rende vieppiù splendide gemme come le Artiatanat e Sïnji che scambieresti farina del sacco di John Fahey, come le ipnosi profonde Taray Kongo e Bon Koum, come gli arabeschi d’anima Wayey Zarrabo e Adema. Non esagera, Bassekou, e l’impressione forte è che Sidi possa arrivare ancor più lontano.
(7.4/10)
Scheda: Sidi Touré
Pubblicazione: 21 Febbraio 2011
File under: african blues
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