Recensione
Lágrimas Mexicanas Vinicius Cantuária, Bill Frisell
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bossa / jazz Voti redazione e staff

Vinicius Cantuária, Bill Frisell

Lágrimas Mexicanas

Naive

Folgorato sulla via del jazz in giovanissima etŕ da Wes Montgomery, Bill Frisell č un artista in perenne movimento. Un moto continuo, il suo, che l'ha portato ad indagare generi diversissimi tra loro alla ricerca di un filo conduttore che potesse unire sperimentazione, musica contemporanea e linguaggi consolidati. A questo tende una discografia infinita e ibrida che va dal blues al country, dalle colonne sonore alla world music, costante tentativo – in gran parte riuscito – di reinterpretare la chitarra in bilico tra complessitŕ e immediatezza, grazie all'ausilio di musicisti sempre diversi (tra i tanti, Arto Lindsay, Elvin Jones, Ry Cooder).

In Lagrimas Mexicanas il Nostro torna a collaborare con il bravo Vinicius Cantuária, vecchia conoscenza dei tempi di The Intercontinentals (ma non solo), lasciandogli idealmente carta bianca. Il che, nel caso di Frisell, significa retrocedere ad accompagnatore di lusso per il Sud America malinconico e romantico del collega, auto-privandosi del ruolo di innovatore che da sempre gli č familiare. Ne vien fuori un disco elegantissimo, preso in ostaggio dai ritmi latini, nobilitato da un dialogo costante tra le sei corde dei due artisti ma a suo modo anche standardizzato, capace di lasciare al Frisell che tutti conosciamo solo qualche parentesi isolata (la parte centrale di Mi Declaraciňn, il divertissement di Cafezinho e il post-rock di El Camino).

Si centra l'obiettivo del “bello” a tutte le latitudini, insomma, ma si nega nel contempo il piacere della scoperta che da che mondo č mondo accompagna l'ascolto di un disco del musicista americano. Ammesso che questo lo sia.

(6.5/10)

Pubblicazione: 24 Febbraio 2011

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