Recensione Libro
Cover image
Genere

Memoir

Data di uscita

Novembre 2010

Pubblicazione

28 Gennaio 2011

Keith Richards

Life

Feltrinelli

Fatti i conti, Keith Richards è uno dei più grandi autori di musica rock mai apparsi su questo pianeta. Un canzoniere spartito col "gemello di barlume" Mick Jagger, spirito affine assieme al quale ha definito un modo di esprimere che non si limitava ai riff e al profondissimo scazzo dei testi, ma inevitabilmente riverberava in uno stile di vita sempre in bilico tra esaltazione e catastrofe. L'uomo Keith Richards - prima della musica - è rock. E lo è (stato) forse in modo irripetibile. Lo guardi oggi - nel notevole Shine A Light di Scorsese, ad esempio - e scorgi un bucaniere entusiasta, fosco e generoso, arcigno e gigione, uno ancora capace di stupirsi e commuoversi di e per quello che gli capita di fare sul palco.

Leggendo queste memorie si matura tra le altre cose l'impressione di un'epoca irrimediabilmente tramontata, che costituiva sostrato necessario, conditio sine qua non affinché potessero sbocciare certe (formidabili) situazioni. Una su tutte: i Rolling Stones non sarebbero esistiti così come sono esistiti senza un periodo di gestazione ossessiva che li vide, ancora imberbi e inguaribilmente squattrinati, spendere giorni e notti metabolizzando dischi blues in un appartamento infame, tentando di catturarne e replicarne la magia. Un ritiro monacale-maniacale a base di freddo, fame, sporcizia ed incommensurabile amore per gli idoli della Chess, da cui uscirono in un certo senso già forgiati, pronti a dire la loro come mai era stato detto. E' questa la parte del libro che più ho amato, la più illuminante, forse. Il resto è aneddotica tragica, buffa, piratesca, squallida, appassionata, entusiastica, bieca e - credeteci - romantica. Che ribadisce i contorni d'un personaggio umano troppo umano nella sua adorabile scelleratezza.

E nella sua genialità, vedi le pagine riguardanti la "scoperta" delle famose accordature aperte e ancor più quelle che ti spiegano il suono pazzesco di Jumpin' Jack Flash e Sympathy For The Devil. Il contrasto tra mistero e sfacciataggine, dove il non detto cova grumi di senso tra le righe (e le note), è un alone che pervade tutta la narrazione: quasi sette decadi a precipizio per oltre 500 pagine che avrebbero potuto essere di più, molte di più, se solo Richards avesse voluto (o potuto) ricordare più a fondo. Se possono lasciarti frustrato le poche parole spese a proposito di dischi come minimo epocali (Let It Bleed e Sticky Fingers, ad esempio), in compenso la galleria di persone e personaggi (amori e spacciatori, figli e manager, Muddy Waters e Chuck Berry, Tom Waits e John Lennon...) e la disinvoltura con cui si discetta di rapporti travagliati (con la compagna Anita Pallenberg, con Brian Jones, con Jagger) e scomode mitologie (dalla barretta di Mars al ricambio totale di sangue passando per una sniffata di ceneri paterne, coltelli lanciati tra i piedi dei produttori e la fantomatica caduta da una palma), compongono una carrellata ubriacante, ai limiti del verosimile ma plausibilmente vera.

Come dire: fan degli Stones o generico appassionato rock, hai avuto quel che desideravi. Compreso il sospetto che questo anziano ragazzo, posseduto e (tra)sfigurato dal rock'n'roll, sia infine diventato proprio quello che ha sempre voluto essere. Carne e spirito. Vita.

copertina pdf #91