Dopo i Disco Drive e dopo Walls giunge al traguardo dell'album anche il progetto solista di Alessio Natalizia, alias Banjo Or Freakout. Le tante buone premesse del musicista di Vasto trapiantato in Inghilterra hanno creato, tra mp3, EP, 7" e cassette, una certa attesa anche tra media specializzati molto importanti quali la stessa Pitchfork.
Rispetto a quanto sentito finora Banjo Or Freakout suona giustamente più uniforme e vanta la produzione più importante ed equilibrata di Nicolas Verhens, già visto con Deerhunter ed Animal Collective. Certo chi ama la bassa fedeltà e l'attitudine home-made dietro a simili progetti potrebbe rimanere parzialmente deluso, ma d'altra parte fin dagli esordi Alessio ha sempre manifestato un gusto più personale ed 'europeo' rispetto ai luoghi comuni del cosiddetto glo: molto meno scazzo e molta più attenzione al dettaglio, molta meno 'freakadelia' e molta più cura per gli arrangiamenti. Molto meno Syd Barrett e molto più Jason Pierce, insomma.
Ora questa attitudine fin qui contenuta sfoga in un esordio ancora perfezionabile ma già di rilievo, che esce da una nicchia per sboccare in un'altra ben più grossa ponendo così l'intero progetto sul medesimo gradino degli altri sopra citati: il già ampio spettro di influenze e richiami che caratterizzava l'opera precedente non si è certo ristretto, eppure ora si riesce a scorgere un legame più netto tra i singoli brani laddove prima tutto suonava ancora come un intrigante assemblaggio di buoni spunti. Ancora più precisamente, se le coordinate per avvicinare la musica di Banjo erano e rimangono quelle dell'elettronica, del dream-pop e di certo space-rock degli anni 90, opportunamente depurati da ogni sontuosità e riletti in chiave più intimista, qui tale caratteristica diventa spesso il trampolino per interfacciarsi con molto altro. Così, mentre 105 strizza l'occhio a quell'altro italiano/nonitaliano di Jonathan Clancy, Can't Be Mad For Nothing ipotizza remix per gli stessi Animal Collective; Move Out usa come pretesto il solito drumming di Just Like Honey per un folk languido alla Cass McCombs; Dear Me declina le chitarre di Black Scratches in un tunnel cosmico di rara suggestione.
(7.2/10)
Scheda: Banjo Or Freakout
Pubblicazione: 11 Febbraio 2011
File under: Elettronica, Glo
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