Recensione
Deerhoof vs. Evil Deerhoof
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ethnoschizopop Voti redazione e staff

Deerhoof

Deerhoof vs. Evil

Polyvinyl Records

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Un paio di anni fa, avevamo lasciato i Deerhoof sulla strada che loro stessi hanno inventato, quella che, nonostante i walzer di collaboratori, di membri, di equilibri tra gli strumenti e i generi, è a tutt’oggi il lascito (ormai passato?) del combo. Si discuteva ancora di pop vs. non pop, strutture complesse vs. garage. Era appena arrivato Ed Rodriguez, come seconda chitarra, e l’abbandono di Chris Cohen sembrava metabolizzato.

È difficile pensare ora – nell’album numero 12, se non 13, considerando una pubblicazione online - a un brusco cambiamento, e in effetti Deerhoof vs. Evil è un disco inequivocabilmente riconoscibile come Deerhoof-iano. Ci sono sempre strutture che cambiano, complessità, e quel sound da Bay Area (Behold a Marvel in the Darkness) che porta il loro marchio da ormai quindici anni, quando Rob Fisk e Greg Saunier (quest’ultimo ancora all’attivo nella band, e decisivo in ogni senso) misero a punto i primi singoli.

Nel crogiolo di opposizioni, e nella lotta tra lo zoccolo e il demone, abbiamo però un vincitore. Non è la schizofrenia, ma la melodia. Non vince ai punti, ma in quanto punto di vista dominante – e questa è una novità non da poco. Non si tratta di pop e non pop, né di caramelle o carbone. Si discute di gerarchie. I Deerhoof non guardano più con le lenti di una complessità schizzata verso tutti i generi, ma sembrano oggi scrutare la diversità delle opzioni e delle strutture con il cannocchiale della melodia (The Merry Barracks). Di conseguenza, le canzoni vere e proprie crescono di numero - pur non mancando le sterzate musicali - e si impongono come momenti importanti del disco (I Did Crimes for You), finendo col deliziarci come fossero novelli brasiliani ex-tropicalisti (Must Fight Current). Fa il gioco del brano-canzone la pubblicazione, nel countdown dell’uscita del disco, di un brano in streaming al giorno in un sito web di nazionalità ogni volta diversa.

La conclusione è la stabilità. E di dischi così, a questo punto, i Deerhoof potrebbero farne altri dodici.

(7.0/10)

Scheda: Deerhoof

Pubblicazione: 26 Gennaio 2011

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