Spettralismo ed evanescenza impro-rumorista sono le coordinate che caratterizzano Tropico, album che segna il ritorno dei VipCancro. Il quartetto toscano si era già fatta notare con le autoproduzioni d’esordio (XaX, vinile del 2008, e il cd-r omonimo dello stesso anno) e con alcune comparsate nei territori di confine tra avanguardia artistica e musica (le performance video-musicale in omaggio a Luigi Nono, su tutte). Ora la questione sembra aver preso una piega più radicale.
Filippo Ciavoli Cortelli (percussioni e nastri), Andrea Borghi (basso), Nicola Quiriconi (voce) e Alberto Picchi (elettronica) piegano la strumentazione quasi convenzionalmente rock ad una missione: fondere in un linguaggio personale l’astrattismo e la radicalità di una proposta proveniente da un ambito tradizionalmente ambient noise-industriale. E nel marasma semi-magmatico che ne esce, ciò che sarebbe in apparenza riconoscibile viene travisato se non trasfigurato in qualcosa di altro: l’isolazionismo, la kosmische, l’industrial italica d’inizi ’80, l’elettronica colta e di ricerca si frantumano in forme astrali e spettrali, impalpabili o granulose, allucinate e lacerate dal di dentro.
Qualche concettualità di troppo, ovvia quando si calcano simili terreni, e una certa omogeneità di fondo non rovinano un album denso e incompromissorio, che segna lo spessore della “scena” dell’improvvisata italiana anche sul versante più oscuro.
(6.9/10)
Scheda: VipCancro
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