Recensione
Dragging A Dead Deer Up A Hill Grouper
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dark ambient, nineties & 4ad nostalgia, ambie Voti redazione e staff

Grouper

Dragging A Dead Deer Up A Hill

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A quasi due anni di distanza da Wide, Grouper se ne esce con il disco che forse non ci aspettavamo. Dragging A Dead Deer Up A Hillavrebbe potuto essere il lavoro della quasi maturità per una che, come lei, è sempre andata dritta per la strada dell' ambient più scuro e sperimentale, benché in parte derivativo e lo-fi.

Ora, con questo disco, sembra cercare rifugio in quel sentiero battuto nei primi anni duemila dai Clear Horizon. Il format è costituito da spessi strati di riverbero entro i quali, di volta in volta, si succedono timide canzoni acustiche, dal songwriting vicino a Jessica Bailiff (Heavy Water/I'd Rather Be Sleeping), alle atmosfere più malinconiche e corali delle Lush (Stuck o l'eterea Invisible) o ad un immaginario e ipotetico lato oscuro di Vashti Bunyan (When We Fall).

Altre volte è la sola plettrata ruvida di Grouper, con un filo di voce, ad arredare l'ambiente (Travelling Through A Sea) e in alcuni casi i pezzi sembrano reggersi sul pallido ricordo degli Slowdive (Tidal Wave).

La title trackci riporta alle atmosfere dall' ambiguità soft-horror a cui eravamo abituati ed è forse l'episodio più riuscito del disco, unendo suggestioni presenti e passate. La grande Grouper potrebbe passare di qui, un domani, virate nostalgiche permettendo.

(6.8/10)

Scheda: Grouper

Pubblicazione: 13 Luglio 2008

File under: dark ambient, nineties & 4ad nostalgia, ambie

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