Recensione
Prism Ninni Morgia, William Parker
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impro Voti redazione e staff

Ninni Morgia, William Parker

Prism

Ultramarine

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È sempre la benemerita Ultramarine a dare alle stampe Prism, doppio vinile collaborativo che mette in campo forze in apparenza lontane ma unite dalla indomita sperimentazione strumentale: una leggenda del free-jazz americano, William Parker, e un giovane ed eclettico chitarrista nostrano, Ninni Morgia.

Apprezzato e adorato da mostri sacri come Derek Bailey, il primo; onnivoro sperimentatore di tutto lo spettro delle musiche chitarristiche (noise-rock, kraut, psichedelia, sperimentalismo in solo, free-jazz), il secondo, i due trovano il loro punto di contatto ideale in passaggi strumentali lontani da ciò che hanno prodotto in solo finora. L’americano contrappunta col suo contrabbasso, fa da fondale, rende fluido il tutto mentre il siciliano offre forse la sua prova più ardita e avanguardistica. Prism è tutto un lavorio di chitarra e “sulla” chitarra che genera gorgoglii alieni e rumorismi spettrali, frasi monche e puntillismo zoppo e fuori fase, fuoriuscendo quasi trasfigurata dal suo ruolo naturale. Non ce ne voglia Parker: il suo contributo al contrabbasso è tanto umile quanto essenziale per diluire e insieme legare il suono altrimenti dispersivo della chitarra di Morgia, ma è quest’ultimo e il suo strumento il vero centro nodale dell’album. Acquietando i passaggi (Prism 7, Prism 4), inasprendoli quasi fino alla schizofrenia (Prism 3) o alienandoli verso una sorta di parafrasi elettronica (Prism 11, Prism 15), Morgia fornisce una delle sue migliori prove, piazzandosi indubbiamente al livello di altri grandi chitarristi avant.

(7.2/10)

Pubblicazione: 19 Gennaio 2011

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