Recensione
All harm ends here Ofeliadorme
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indie rock Voti redazione e staff

Ofeliadorme

All harm ends here

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Primo passo sulla lunga distanza per i bolognesi Ofeliadorme dopo l'ep Sometimes it's better to wait del 2009. Le undici tracce di All harm ends here raccontano di un combo dall'aspetto (quasi) bifronte: elettrico in odore del più canonico brit-pop radioheadiano per le prime sei tracce, acustico o semiacustico dalla settima in poi, uno strumentale psychfolk dal titolo omaggio a Whitman Leaves of grass. A fare da filo rosso la voce lamentosa e allucinata, un po' Cat Power un po' PJ Harvey, di Francesca Bono e l'indole smussata negli angoli ma pronta alla deflagrazione sul ritornello del resto della banda: agli Ofeliadorme manca la zampata che li allontani da un calligrafismo onesto ma un filo soporifero, si veda la crescita poderosa di River che potrebbe essere qualcosa di più di una bella crescita poderosa e basta. Peccato, perché le liriche raccontano con la giusta tensione delle nostre quotidiane lotte con le paure, l'amore e i sogni dimostrando per una volta che l'utilizzo dell'inglese (Ian) non è solo un cespuglio dietro cui nascondersi.

(6.4/10)

Scheda: Ofeliadorme

Pubblicazione: 15 Gennaio 2011

File under: indie rock

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Luca Barachetti
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