Recensione
Natura morta con flauto Beppe Aliprandi Jazz Academy
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jazz Voti redazione e staff

Beppe Aliprandi Jazz Academy

Natura morta con flauto

Ultra-Sound Records

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Beppe Aliprandi è un sassofonista dal percorso tutt'altro che lineare. Classe '39, ha professato jazz per tutti i Sessanta e i primi Settanta prima in chiave hard bop per poi darsi all'afro-cubana e confrontarsi con la tradizione di New Orleans. Quindi, dopo un lungo periodo di stacco per dare sfogo alla passione per le arti figurative (vedi ad esempio l'immagine di copertina), ha dato vita al Jazz Academy, una vera e propria "struttura aperta", un'accolita per musicisti con la voglia d'esplorare seguendo le mappe immaginifiche tracciate in un passato più o meno remoto, comunque grandissimo.

Da allora Beppe è un'autorità apprezzata e riconosciuta a livello internazionale, e quest'ultima incarnazione della Jazz Academy - un quartetto acustico composto da vibrafono, contrabbasso e batteria oltre ai sax e al flauto del leader - offre tutte le conferme del caso. Sostrati eterei, cangianti e inesorabili fanno da canovaccio per trame improvvise e meditabonde, come fosse il suono dell'intelligenza al lavoro mentre abbozza atmosfere, ritratti, sensazioni, situazioni. Stilisticamente in bilico tra post-bop e free, con qualche ammiccamento ai prodromi fusion della "via silenziosa", è un disco intenso e generoso, aperto con l'omaggio all'inesauribile Thelonious Monk (una strapazzata e irresistibile In Walked Bud) e chiuso trasfigurando fregole latine con Davito di Cal Tjader. Nel mezzo, sette originali che smazzano eleganza obliqua (XYZ, Very Very Blue), verve arguta (Limone e panna, Thelonious Hat) e rarefatta inquietudine (la title track).

(7.1/10)

Pubblicazione: 18 Gennaio 2011

File under: jazz

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