Un incalzante beat electro di stampo ebm, una linea di basso digitale ossessivamente industrial, una voce decadente e anfetaminica. Si presenta in questo modo, stabilendo da subito humus, traiettorie e finalità l’esordio di One Fuck One. Nuova propaggine delle Marche marce, il duo vede protagonisti David Starr ai suoni e Luca Giommi, già con Edible Woman, alla voce. Dimenticate le chitarre che tanto contano in quella fetta d’Italia: qui il referente principale è l’area grigia, la macchina, l’elettronica più paranoica e disturbante. A riattivare l’eterno conflitto macchina vs umano che caratterizza l’electro-industrial dalle sue origini è il confronto/scontro con la voce, sì graffiante e malata, a tratti robotica e ipnotica, ma sempre percettibilmente “umana” di Giommi.
Il tappeto sonoro è ovviamente targato Suicide (Fuck 3-4 Turning Clocks Back è più di un omaggio), innanzitutto, ma anche Young Gods (Fuck 6 Fury rimanda alle migliori prove di TV Sky), l’industrial-rock dei nostrani Templebeat o dei Pankow della seconda fase, la cold-wave made in deutschland più incompromissoria, l’ebm alla Klinik (Fuck 9 Hail To) in versione heavy-screamo, non disdegnando momenti dei primigeni Nine Inch Nails (Fuck 12 Counted Out e il suo macilento procedere post-reznoriano) e facendo aleggiare su tutto un immaginario post-apocalittico non dissimile da quello ballardiano. Un disco anni ’80 fino al midollo: oscuro, spiazzante, urgente.
(7.0/10)
Scheda: One Fuck One
Pubblicazione: 13 Gennaio 2011
File under: industrial-wave
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