Recensione
Common Ground Polar Bear, Jyager Maktwist
Cover image
hip-jazz Voti redazione e staff

Polar Bear, Jyager Maktwist

Common Ground

Leaf

I Polar Bear dimostrano una grande malleabilità, e, dopo un album di jazz venato come il marmo, leggono la realtà e cercano di rappresentarla in alcune delle sue sfaccettature. La band di Seb Rochford, Mark Lockheart, Tom Herbert e Leafcutter John decide di recuperare materiale da Peepers e farne dei sample da rielaborare, su cui suonare da capo. L’approccio del mini Common Ground non è dunque così lontano dai Broadcast, soprattutto per la certosina – e non sanissima – cura del break di ambiente, che poi è il beat degli spettri di Birmingham, specie da un po’ di tempo a questa parte.

L’impatto è sconcertante: una band jazz che affronta nastri e rumori quasi weird e attacca il secondo pezzo con un rappato d’antan. È la voce – fin troppo stilizzata – di Jyager (nome intero Jyager Maktwist), rapper portoghese trasferitosi a Londra a sette anni, testimone per così dire di una tradizione, un modo di intendere l’hip hop non d’eccezione. Don’t Think I Won’t ha un refrain da potersi appiccicare a una classifica, ma niente di ruffiano.

Da bravi jazzisti, i Polar Bear sperimentano conoscendo l’importanza dei binari su cui farlo. Non esiste caso ma esempio, prova. Non è una corsa folle ma un passo felpato. Per fare sistema, c’è la dimensione LP su cui puntare. E non è questa l’occasione.

(6.8/10)

Pubblicazione: 31 Dicembre 2010

File under: hip-jazz

Gaspare Caliri
Gaspare Caliri (Album 2010)

Rss
copertina pdf #91