Recensione
Sniper Alan Vega, Marc Hurtado
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hypno-techno Voti redazione e staff

Alan Vega, Marc Hurtado

Sniper

Le Son Du Maquis

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Alan Vega lo ribadisce in ogni occasione: per fortuna che ho imparato a usare il fiato suonando il sassofono; altrimenti non sarei riuscito a urlare per tutti questi anni. È dal primo atto come vocal che il nostro fa la stessa cosa, ossia riempire di angoscia prettamente umana gli incubi sonori di chi lo accompagna. È rauco di maturità, Alan in veste 2010, ma sempre intenso nella declamazione, figlio e padre di se stesso, protagonista in primo piano e borborigmo intimista della società industriale.

A Marc Hurtado degli Étant Donnés, in Sniper, è toccato il compito di acuire la tensione – anzi tenerla viva dall’inizio alla fine - e di creare il tappeto su cui Vega-babà possa planare sulle nostre teste. Noi, a testa bassa, Alan con lo sguardo assente (o concentratissimo?), come un matto che si lamenta sull’autobus senza che nessuno capisca con chi ce l’abbia. La techno ipnotica allestita da Hurtado centra l’obiettivo. Fungere da base e da battito cardiaco per il flusso di linfa declamata da Vega. Farsi rave, procrastinarsi, in una maniera che a volte risulta una versione tecnologico-androide dei Silver Apples (come nella title-track). Nascondere la propria personalità (nell’ultima traccia, Prison Sacrifice, forse la migliore, subire l’ombra di ben due pilastri, Alan e l’amica strega tabaccosa Lydia Lunch). La questione è piuttosto quanto tale obiettivo sia oggi ancora urgente da rincorrere, quanto riesca ancora a destare attenzione e scuotere la sonnolenza. La risposta è nello spirito e nella ricettività di chi ascolta, e non più nella potenza del suono – a cui, a queste condizioni, siamo oggi immuni. Oppure, se lo vogliamo, malati volontariamente cronici.

(6.0/10)

Pubblicazione: 30 Dicembre 2010

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